Tour e workshop fotografici ad Istanbul

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La nostra attività di agenzia turistica ci ha visti fin dall’inizio rivolti verso un tipo di turismo non convenzionale, lontani dal turismo di massa. L’interesse che nutriamo verso itinerari più alternativi, quali quelli di Fener e Balat e del lato asiatico è dovuto ad una serie di ragioni, che risultano evidenti alla lettura dei nostri articoli.

Un motivo importante e da non trascurare è la rilevanza che tali itinerari possiedono dal punto di vista fotografico. Le architetture di vari periodi, panorami e scorci pittoreschi, le scene di vita quotidiana, costituiscono fonti di ispirazione inesauribili per gli appassionati di fotografia.

Durante lo svolgimento dei nostri tour, ci siamo resi conto di quanto la diffusione delle fotocamere digitali abbia incrementato la passione per la fotografia; reflex, fotocamere compatte ma anche semplicemente i più moderni modelli di smartphone producono immagini di alta qualità alla portata di tutti.

Abbiamo nel frattempo ricevuto molte richieste di persone interessate a svolgere dei veri e propri tour fotografici. Ciò che in passato ci ha trattenuto dall’organizzarli è stata la volontà di cercare la formula giusta.

L’idea di fondo che ci ha motivati è quella di offrire un tour fotografico che non sia una semplice passeggiata alla ricerca di cliché da immortalare bensì un percorso ragionato, in grado di fornire una chiave di lettura del contesto sociale, spesso complesso ma comunque ricchissimo, che la città nasconde dietro alle sue meraviglie.

Non bisogna peraltro tralasciare gli aspetti tecnici, un fotografo amatoriale spesso possiede solo conoscenze molto basiche, e bastano pochi consigli di un esperto per ottenere risultati decisamente migliori.

Una volta codificata la formula giusta abbiamo avuto la fortuna di trovare il collaboratore giusto: Italo Rondinella, è un fotografo documentarista nomade ma con una base ad Istanbul. Il suo lavoro si concentra sui temi sociali in Europa e Medio Oriente. Le sue foto sono state pubblicate sulle principali riviste internazionali di politica e attualità ed è stato, inoltre, fotografo ufficiale della Biennale di Venezia nelle ultime 3 edizioni della Mostra Internazionale d’Arte e di Architettura

Con Italo durante tutto il mese di agosto 2015 organizzeremo tour fotografici giornalieri, ed avremo la possibilità di programmare alcuni workshop della durata di due giorni, in cui si darà importanza anche alla fase di editing, aspetto ormai fondamentale in fotografia.

Per maggiori informazioni sia riguardo i tour giornalieri, sia riguardo i workshop, vi preghiamo di contattarci via mail, vi forniremo tutta la documentazione necessaria.

Foto © Italo Rondinella


Festival dei Tulipani 2018

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E’ cominciato lunedì 9 aprile e durerà fino al 30 aprile l’atteso Festival dei Tulipani 2018, giunto quest’anno alla tredicesima edizione.

In realtà la data del 9 aprile coincide con l’inaugurazione ufficiale, ma i tulipani normalmente sbocciano già i primi giorni di aprile, i giorni migliori per ammirare la fioritura sono sempre quelli di metà mese, più o meno dal 10 al 20 aprile, già dopo il 20 molti tulipani cominciano a sfiorire.

La manifestazione è andata consolidandosi nel corso degli anni, con programmi sempre più ricchi all’interno delle due sedi principali: Il Parco di Emirgan sul lato europeo e quello di Göztepe sul lato asiatico. Fra gli stand all’interno dei due parchi ci saranno performance musicali e dimostrazioni artistiche di vario tipo, come ad esempio quelle relative alla calligrafia, alla tecnica pittorica Ebru, ed alla lavorazione del vetro.

Ricordiamo che uno degli obiettivi principali del festival, oltre a rendere vivace e colorata la città, è quello di restituire ad Istanbul i “suoi tulipani”, che rappresentano da sempre il suo simbolo. Infatti i tulipani sono arrivati in Europa attraverso i Turchi, più specificamente dal Kazakhistan all’Olanda passando dall’Impero Ottomano. Le raffigurazioni di tulipani sono un motivo assai ricorrente in molte opere d’arte realizzate durante il periodo Ottomano.

In totale sono circa 12 milioni i bulbi di tulipani  piantati in città per questa edizione, appartenenti a quasi 200 varietà diverse, differenti sia per forme sia per colori. Il parco di Gülhane nei pressi di Palazzo Topkapı è sicuramente la sede più facilmente fruibile per i turisti in visita alla città.

Negli ultimi anni viene organizzato anche un evento speciale all’interno della Piazza di Sultanahmet, viene allestito un tappeto di fiori che copre un’area di mille metri quadrati, utilizzando più di 500mila tulipani.

Per maggiori informazioni sui quartieri di Istanbul consigliamo di consultare la nostra guida completa. Per chi arriva in visita nel periodo primaverile segnaliamo la nostra disponibilità ad organizzare visite guidate.

Vi lasciamo con alcune foto che abbiamo scattato in questi giorni:

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Percorsi Musicali: Si parte!

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Scoprire Istanbul negli ultimi anni è diventato il punto di riferimento per gli italiani che vogliono visitare Istanbul. Con le nostre visite guidate ed i nostri itinerari alternativi nei quartieri meno conosciuti, come Fatih, Fener e Balat ed il lato asiatico, forniamo un servizio sempre più apprezzato, a giudicare dai moltissimi commenti positivi ricevuti sia sul nostro blog che su tripadvisor.

Ma non vogliamo fermarci, è per questo che abbiamo deciso di cominciare a proporre alcuni eventi speciali, che si terranno in date stabilite, e che punteranno l’attenzione verso aspetti specifici della città. Saranno quindi rivolti a chi vuole approfondire la conoscenza di Istanbul, oppure a chi vuole visitarla in una declinazione particolare.

Il nostro primo articolo, scritto ormai 4 anni fa, parlava di bellezza. E’ giusto quindi tornare su questo concetto e provare a capire meglio in cosa consista la bellezza di Istanbul, che può mostrarsi anche ad uno sguardo superficiale.

Noi siamo convinti che gran parte della bellezza di questa città sia legata al suo passato multiculturale, alle tante religioni, ai tanti popoli che l’hanno abitata, spesso contemporaneamente, nei secoli passati. Questa bellezza purtroppo nel corso del XX secolo è andata scomparendo in maniera lenta ma inesorabile, per cause dovute anche a dolorose vicende storiche.

Se quindi per ritrovare questa “bellezza plurale” ad esempio in campo architettonico, religioso o sociale, adesso dobbiamo sforzarci, in altri campi, come la gastronomia e la musica, la bellezza frutto delle mille contaminazioni affiora in maniera più visibile.

Partiremo quindi dalla musica. E per farlo ci avvarremo della collaborazione di Sergio Pugnalin e Carmelo Siciliano, due grandi musicisti, mediatori culturali, che hanno dedicato tutto il loro impegno e la loro passione nel corso degli anni allo studio delle musiche tradizionali e delle culture locali, focalizzando la loro attenzione sull’area del Mediterraneo.

La nostra proposta si articola quindi in vari percorsi, che saranno delle vere e proprie esperienze full-immersion nei suoni, nella storia, nei luoghi, nella vita, nei sapori, negli aromi della Città. Visiteremo Istanbul con le nostre guide ed approfondiremo l’aspetto legato alla musica con i nostri mediatori musicali attraverso esperienze di vario tipo: ascolti musicali, concerti e serate musicali, spettacoli di danza, incontri con musicisti.

Abbiamo già organizzato i percorsi nell’agosto 2014 e nel periodo di Natale dello stesso anno, i feedback sono stati molto positivi quindi abbiamo deciso di rilanciare l’iniziativa.

I percorsi musiculturali saranno organizzati nel periodo di fine anno 2015 dal 26 dicembre al 4 gennaio, e permetteranno di capire Istanbul proponendo una chiave di lettura musicale. Se sarete in città proprio in quel periodo avrete quindi un’opportunità in più per entrare nell’anima di Istanbul.

Per maggiori informazioni sul nostro progetto e sulla struttura degli itinerari vi invitiamo a visitare il sito che abbiamo voluto chiamare proprio Sentire Istanbul, convinti che il viaggiatore d’oggi ricerchi una comprensione più profonda e autentica del posto che visita, e che sia necessario associare i luoghi visitati alla cultura che li ha generati, alla storia che li ha attraversati, alla gente che li ha abitati.

Questa volta oltre ai normali tour giornalieri rivolti a tutti, organizzeremo anche un paio di seminari musicali rivolti ai musicisti. Non solo “Sentire Istanbul” quindi, ma anche “Suonare Istanbul“.

Per prenotazioni fate sempre riferimento al nostro indirizzo mail.

Vi lasciamo consigliandovi la visione di Crossing The Bridge, un film di circa 10 anni fa che tutti amiamo moltissimo, un meraviglioso viaggio nella scena musicale della Istanbul moderna, un ritratto del fermento culturale che anima questa città da sempre e che continua magicamente a rinnovarsi.


Crossing the Bridge: The Sound of Istanbul eng…


Il Museo dell’Innocenza

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Pubblichiamo con grande piacere un articolo inviatoci dalla nostra cara lettrice Anna, che abbiamo avuto l’onore di conoscere di persona, in compagnia del marito Filippo. Se state pianificando il vostro viaggio ad Istanbul non dimenticatevi di consultare la nostra Guida completa di Istanbul.

Il potere dell’immaginazione di plasmare la realtà: il Museo dell’Innocenza di Orhan Pamuk

Immaginate di essere a Istanbul, precisamente a Beyoğlu, ed entrare in una vecchia casa nel quartiere di Çukurcuma, una bella palazzina di tre piani ben restaurata, dalle pareti color rosso scuro, all’angolo fra Çukurcuma Caddesi e Dalgiç Sokak. Ora è un museo, ma una volta, fra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, ci è vissuta la famiglia Keskin: la giovane e bella Füsun con i suoi genitori.

Qui Kemal Basmacı ha trascorso, in quel periodo, gran parte delle sue serate con questa famiglia, per amore di Füsun; e qui egli ha raccolto centinaia di piccoli oggetti, suppellettili, abiti, foto, ritagli di giornale, documenti che ha conservato con cura negli anni, perché contenevano il ricordo di tutti gli attimi più intensi della sua sconvolgente e sfortunata storia d’amore. In questa casa Kemal ha vissuto gli ultimi anni della sua vita (è morto nel 2007) circondato da tutti questi oggetti per averne conforto, ma soprattutto con il desiderio di organizzarli ed esporli come in un museo proprio qui, in questa casa, dove ha sognato di poter raccontare ai visitatori non solo la sua storia, ma anche la vita quotidiana della Istanbul di quegli anni, della Istanbul che più ha amato.

Credo che con questo stato d’animo si debba entrare nel Museo dell’Innocenza, con la piacevole e seducente illusione che tutto ciò che in questo luogo si rappresenta sia accaduto realmente, mentre la parte razionale di noi sa bene che si tratta di una finzione e che il museo è parte integrante di un progetto realizzato dallo scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel per la Letteratura nel 2006, nell’arco di più di dieci anni. Tappe basilari ne sono state la pubblicazione del romanzo “Il museo dell’innocenza” nel 2008, l’inaugurazione del museo vero e proprio nell’aprile del 2012 e, subito dopo, la stampa del catalogo dal titolo “L’innocenza degli oggetti” che lo scorso novembre è uscito anche nell’edizione italiana della Einaudi.

In pochi mesi, il museo è già divenuto una delle mete turistiche più frequentate della città, con diverse migliaia di visitatori, ma – come stabilito dallo stesso Kemal nei colloqui con Pamuk quando, alla fine del libro, gli chiede di essere lui a realizzare romanzo e museo – l’esposizione non accoglie più di cinquanta ospiti alla volta, e, dunque, è possibile godere con tranquillità della particolare atmosfera creata al suo interno.

L’allestimento, curato nei minimi particolari dallo stesso Pamuk con il supporto di architetti, artigiani ed altri specialisti, valorizza notevolmente i pezzi esposti: salendo le scale che conducono attraverso i tre piani, si segue una linea continua di 83 bacheche in legno (tante quante i capitoli del romanzo, anche se alcune sono ancora chiuse perché non complete), nelle quali gli oggetti (più di 700 tutti citati nel libro) ci appaiono sistemati in vere e proprie composizioni, quasi dei quadri. E tutto – la sapiente scelta delle luci, i suoni e i rumori riprodotti in alcuni punti del museo, il percorso espositivo che, con lo stesso andamento della spirale disegnata sul pavimento del piano terra (in cui si rispecchiano a loro volta lo scorrere del tempo e lo svolgersi della storia narrata) conduce il visitatore fino alla soffitta in cima alla casa e gli permette di affacciarsi per guardare da lì l’intero museo – tutto concorre alla creazione di uno spazio assolutamente speciale e affascinante.

Ritrovare nelle bacheche gli oggetti che hanno costellato la vicenda di Kemal e Füsun significa anche conoscere un pezzetto della recente storia di Istanbul, della vita vissuta nelle sue case fino a non molti anni fa. E, dunque, il Museo dell’Innocenza non è soltanto il luogo in cui viene raccontata e rappresentata la storia d’amore di due giovani (sulla quale non mi soffermo, rinviando alle numerose recensioni ed interviste presenti sulla rete), ma anche, e forse soprattutto, un atto d’amore di Pamuk verso la città in cui è nato ed è sempre vissuto, verso i quartieri della sua infanzia e giovinezza, verso le strade che ha percorso per anni fantasticando di ambientare un suo romanzo in quella vecchia casa per poi trasformarla in un museo.

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E a Istanbul un museo dedicato alla città in questi termini è un’assoluta novità.

Se, per tutti questi motivi, l’esposizione può essere godibile in sé, il mio consiglio è comunque di visitarla dopo la lettura del romanzo (fra l’altro, chi porta con sé il libro entra gratuitamente e risparmia le 25 lire del biglietto d’ingresso che qualcuno ha trovato eccessive; l’addetto della biglietteria appone un timbro con il logo del museo sul biglietto disegnato in una delle ultime pagine). Ritengo che la conoscenza del testo – in cui si sviluppano anche temi più ampi quali le consuetudini sociali nella Istanbul dell’epoca, la conservazione degli oggetti nei piccoli musei, e soprattutto l’amore, il senso del tempo, la felicità – sia determinante per comprendere appieno i contenuti del museo ed apprezzare l’originalità dell’intero progetto, in cui la sovrapposizione impalpabile tra finzione e realtà, tra luoghi della storia e vie/quartieri della città, tra protagonista e autore, non possono non conquistare i lettori-visitatori più attenti. E il catalogo completa mirabilmente la descrizione di questa avventura che ha visto crescere di pari passo romanzo e museo, narrandone la genesi e lo sviluppo dalla prima idea scaturita nel 1982 fino ad oggi.

Al museo si arriva facilmente: percorrendo la stretta Postacılar Sokaĝi, che si diparte dalla Istiklal Caddesi verso il Bosforo e prosegue con Tom Tom Captan Sokak (via su cui si affaccia il Consolato Italiano), si arriva a Çukurcuma Caddesi all’altezza dell’omonimo hammam. Da qui si intravede, distante un centinaio di metri, il grazioso edificio ad angolo color rosso scuro, risalente al 1897 e acquistato da Pamuk nel 1999.

In una decina di minuti a piedi, dalla affollata e vivace Istiklal, coi suoi palazzi e i suoi bei negozi, si arriva così nel cuore di Çukurcuma, un tranquillo quartiere in via di evidente riqualificazione, reso affascinante anche dai numerosi negozi di rigattieri e antiquari aperti lungo le strade principali, dove è piacevole curiosare fra vecchi mobili e oggetti dismessi, sin dagli anni ’70, dalle case di una Istanbul proiettata decisamente verso il cambiamento e la modernità. Anche in alcuni di questi negozi Pamuk, novello collezionista, ha acquistato pezzi che avrebbe poi esposto nel museo, oltre a quelli riprodotti da abili artigiani o avuti da amici e conoscenti per il suo ambizioso progetto.

Un motivo di fascino non secondario del Museo dell’Innocenza è poter riferire i personaggi e le situazioni ai luoghi reali della città: non soltanto l’edificio del museo e le strade che lo circondano, ma anche le vie di Nişantaşı, zona elegante a nord di Piazza Taksim dove si svolge buona parte del romanzo, o le vecchie case in legno di Fatih – quartiere a ovest del Corno d’Oro fortemente ancorato alla tradizione islamica – o ancora le yalı lungo il Bosforo.

Del resto, quasi tutti i romanzi di Pamuk sono ambientati nelle vie di Istanbul in cui egli stesso è vissuto e vive, con la differenza che, in questo caso, come si legge sulla copertina dell’edizione italiana del catalogo, “Orhan Pamuk ha fatto ciò che sembrava esclusiva dei maghi delle fiabe o del Genio delle Mille e una notte. Ha preso ciò che esisteva tra le pagine del suo ultimo romanzo, Il Museo dell’innocenza, e l’ha trasformato in qualcosa di materiale, di fisico, uno spazio da esplorare con tutti i nostri sensi: ha costruito il Museo dell’Innocenza. Un luogo unico al mondo, un tesoro nel cuore incantato di Istanbul: la celebrazione dell’amore, della memoria, del potere dell’immaginazione di plasmare la realtà”.

Sul sito internet www.masumiyetmuzesi.com è possibile trovare tutte le informazioni su contenuti, iniziative, orari di apertura e prenotazioni.

Dimenticavo. Nel romanzo Kemal precisa: “Il Museo dell’Innocenza sarà sempre aperto per gli innamorati che non trovano un posto a Istanbul dove baciarsi”. Anche io ho baciato la persona che amo proprio nella soffitta, di fronte al letto degli incontri d’amore fra Kemal e Füsun che lo stesso Kemal ha trasportato lassù perché il museo fosse per sempre la sua casa. Ed è stato bellissimo.

Anna Rita Severini