Perchè non si può andare in Turchia?

Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2022

Sono passati ormai quasi due anni dall’inizio della pandemia, molte persone ci scrivono e ci chiedono se siamo ancora attivi. Per la verità vorremmo essere molto più attivi di ciò che in realtà siamo, se non fosse che dopo due anni è ancora ufficialmente vietato per gli italiani recarsi in Turchia per motivi turistici.

Prima di portare alla vostra attenzione le nostre opinioni sul tema, è doverosa una premessa.

Il Covid ha colpito duramente l’Italia soprattutto nelle prime fasi. Io sono originario della zona di Codogno che come tutti sanno è stato il centro della zona rossa iniziale, quindi noi più di chiunque altro sappiamo bene cosa ha significato la pandemia in termini di sofferenze, paure, incertezze, sacrifici. Una comunità colpita duramente da un lockdown duraturo, tutti i nostri familiari che hanno affrontato la malattia con sintomi ma senza cure e non sapendo neanche di essere positivi poiché all’inizio un tampone era un miraggio, le ambulanze che sfrecciavano in maniera ininterrotta e decine di morti nel giro di pochi giorni in un paesino di soli 4mila abitanti.

Tutto questo per dire che di sicuro noi non dimentichiamo e non saremo certo noi a minimizzare la gravità della pandemia ancora in corso, non saremo noi a negare l’importanza delle misure che sono state prese dalle nostre autorità per garantire il bene comune in questo periodo difficile.

Detto ciò, ci permettiamo sommessamente dopo due anni di dire la nostra, e di muovere anche qualche critica laddove scorgiamo delle incongruenze riguardo a scelte che sempre più spesso ci sembrano guidate da ragioni politiche più che da motivi scientifici.

Perchè è vietato andare in Turchia

Forse non tutti sanno che i viaggi all’estero sono ancora regolati da ordinanze ministeriali emanate con cadenza mensile o bimestrale e che all’interno di queste circolari si trovano delle liste di Paesi, dalla lettera A alla lettera E. Tutti i Paesi del mondo sono quindi catalogati e divisi in base a liste che dovrebbero a livello teorico indicare il grado di rischio per ogni Paese e che dovrebbero essere aggiornate con cura. Il sistema, se adottato bene, sarebbe difficilmente criticabile.

Quasi tutti i Paesi che si trovano al di fuori della comunità europea, a parte alcune eccezioni, si trovano in lista E ormai da due anni, ciò significa che un italiano non può recarsi partendo dall’Italia per motivi turistici né in Turchia, né in Thailandia, né in Messico, né in Marocco o a Cuba, solo per citare alcune fra le destinazioni più gettonate. In questi Paesi si può andare solo per motivi familiari, di salute o di lavoro, e comunque si è costretti al ritorno ad effettuare 10 giorni di quarantena (anche se vaccinati) oltre ad un tampone prima del rientro.

Un italiano può però tranquillamente andare a Londra, a Parigi o a Berlino, capitali europee che in questo ultimo periodo stanno vedendo un aumento esponenziale di casi positivi, oppure può andare in Bulgaria e Romania in cui il tasso di vaccinazione è fermo in maniera preoccupante al 30-40%. Può addirittura andare in Colombia e in Ruanda, fra i pochi Paesi in lista D senza alcun apparente motivo. Ma non può andare in Turchia, nonostante i contagi siano in linea o addirittura inferiori alla media europea ed i vaccini abbiano raggiunto un buon 80% della popolazione.

Scelte politiche o scientifiche

Senza polemica vorremmo davvero capire qual è la ratio dietro queste limitazioni. Se si ritiene che i viaggi siano una causa importante di diffusione del virus, allora bisognerebbe limitarli tutti senza eccezioni, d’altra parte il virus circola in maniera forte anche in Italia, ma il turismo all’interno del Paese è permesso ed anzi incentivato.

Il dubbio che ci viene è che forse proprio per incentivare il turismo interno vengano vietate alcune destinazioni molto amate dagli italiani, il settore alberghiero italiano ringrazia ed infatti si festeggia un record storico nell’estate 2021 con un +20% rispetto al 2019 pre-Covid.

Così facendo però si è messo in ginocchio il settore dei viaggi organizzati, con migliaia di agenzie di viaggio in grave difficoltà e costrette a chiudere i battenti, le testimonianze e i dati raccolti dalla Federazione Turismo Organizzato sono allarmanti, il settore italiano in 2 anni ha perso 20 miliardi di euro, su circa 13mila imprese del settore il 50% ha già chiuso o dovrà chiudere e circa 40mila persone perderanno il lavoro.

Un problema solo italiano

Ripetiamo che la nostra non vuole essere una critica fine a se stessa e men che meno un invito a trasgredire le regole, d’altra parte l’Italia ha dimostrato di essere uno dei Paesi più virtuosi nella lotta al Covid. Ma è proprio facendo un confronto con altri Paesi virtuosi, come ad esempio la Spagna ed il Portogallo, che ci rendiamo conto di come le limitazioni italiane non facciano la differenza. Infatti l’Italia è l’unico Paese europeo che vieta i viaggi per turismo verso la maggior parte dei Paesi extra-europei. Uno spagnolo può andare tranquillamente in vacanza in Turchia o in Marocco e questo non ha peggiorato la situazione dei contagi spagnola.

A seguito della nuova variante Omicron e dell’elevato numero di casi che si registrano in Italia in questi giorni, le autorità italiane hanno deciso che non è più necessario effettuare la quarantena per i contatti di persone positive. Un allentamento dei controlli e delle limitazioni che fa intendere un percorso di progressiva ed inevitabile convivenza con il virus e che ci auguriamo possa portare ad una rimozione dei divieti anche per quanto riguarda i viaggi. Altrimenti come detto sarebbe sempre più desolante constatare che le decisioni vengano prese su base politica e non su base scientifica. D’altra parte risulta difficile pensare che sia più “pericoloso” un viaggiatore vaccinato con 3 dosi che fa un tampone prima di partire e un altro prima di rientrare in Italia, rispetto ad un contatto stretto di un positivo che non deve fare più né tampone né quarantena.

Aspettiamo e speriamo

Per aggiornamenti più precisi e per dettagli più tecnici riguardo alla questione Covid ed i viaggi in Turchia vi rimandiamo a questo nostro articolo, come detto non possiamo e non vogliamo invitare a trasgredire alle regole, anche se dai tanti commenti al nostro articolo si evince che in realtà molte persone viaggiano lo stesso. Il divieto all’atto pratico è un semplice deterrente e funziona come tale.

Noi nel frattempo attendiamo fiduciosi l’ennesima circolare ministeriale il 31 gennaio, convinti che limitare la libertà di viaggiare all’infinito non sia la soluzione. Se ci leggete per la prima volta o se siete fra le migliaia di turisti che in questi 10 anni abbiamo portato a spasso per Istanbul, se ci conoscete già e ci stimate, vi chiediamo di aiutarci a diffondere questo articolo.

Se desiderate conoscere Istanbul per la prima volta o non vedete l’ora di tornarci, dateci una mano, altrimenti corriamo il rischio di non vederci mai più.

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Hai proprio ragione Can.