Primo giorno ad Istanbul

Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2018

Beşiktaş, Ihlamurdere Caddesi
Quel silenzio lo ricorderò per sempre.

Forse avevo raggiunto il silenzio della mente, quello che in molte filosofie orientali si ricerca a lungo con la meditazione. D’altra parte un tentativo deliberato di meditare non è meditazione, deve semplicemente accadere. O forse no.

Camminavo, e la mente non riusciva a produrre niente che potesse trasformarsi in parola, nessun segnale arrivava alla bocca, che rimaneva paralizzata. Al contrario degli occhi, che si muovevano in tutte le direzioni, frenetici, attenti ad inglobare tutte le scene ed i colori, come per voler scolpire tutto nella memoria, come per paura che la meraviglia potesse un giorno scomparire. Quelle immagini mi riempivano la testa completamente, entravano a velocità della luce e si ammassavano una sull’altra.

A fianco a me, in Ihlamurdere Caddesi, camminava la ragazza che amo, e non riuscivo a parlarle. Provavo una sensazione di disagio per questo, amplificata anche dal fatto di vederla invece così tranquilla, così leggera, come un bambino che nuota nella placenta, al sicuro, nel ventre di sua madre.

Continuava il silenzio. Fra tutti quei rumori e quelle voci io rimanevo isolato, ero un sordomuto. Immagino che non ci fosse ulteriore spazio nella mente per processare altre operazioni al di fuori della vista. La sensazione di meraviglia si trasformava rapidamente in serenità, nel silenzio già scorrevano la beatitudine e il riso. Sì, ero ormai inebriato, e proprio come un ubriaco che per un istante scorge la verità fra le nuvole plumbee della sua confusione, mi appariva chiaro come il mondo fosse diviso in tre.

Non sono tre dimensioni geografiche assolute, in realtà sono tre dimensioni ideali e relative. Esiste un Nord identificato da un’organizzazione ordinata, un Sud che è composto da caos disordinato, ed un Oriente che rappresenta il caos organizzato. In molti paragonano Istanbul a città come Napoli o Palermo, queste due le conosco bene, ma in realtà sono molto diverse, sono espressione del Sud. Il Sud aggiunge al naturale fascino esercitato dal caos un qualcosa di eccessivo, esaspera i contrasti, e per questo, spaventa. L’Oriente in realtà è rassicurante come il Nord, conservando allo stesso tempo il fascino di cui il Nord è totalmente privo. Non fatevi ingannare dalle apparenze.

Istanbul è una città asiatica, io l’ho capito così, camminando il primo giorno per le strade di Beşiktaş. Basta davvero fare una passeggiata in questa via, pulsante e realmente viva, per capire l’essenza dell’Oriente. Dimenticate Sultanahmet, le trappole per turisti e la danza del ventre, evitate di attraversare il Bosforo solo perchè la geografia afferma che quella zona di Istanbul si trova in Asia (vale la pena farlo per altri motivi), l’anima orientale di Istanbul è riscontrabile nella sua normalità.

Dopo 10 minuti di assoluto silenzio finalmente entravo in casa, la ragazza che mi camminava a fianco mi guardava con compassione. Lei in realtà aveva già capito tutto.

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PiercarlopieroGiuseppe&DanymiraraMichele Recent comment authors
Piercarlo
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Piercarlo

ciao
siamo una coppia che intende visitare Istanbul nel mese di ottobre p.v. Ci piacerebbe avere visite guidate . Per cortesia potreste dirci i prezzi per aiutarci ad orientare le nostre scelte?
vi ringraziamo e salutiamo
Pier e Bea

piero
Ospite
piero

salve siamo io mia moglie e una bimba di 3 anni avendo come ferie le ultime due di agosto vorrei trascorrere una settimana a Instabul vorrei piu consigli possibili come trascorrere il io soggiorno li, cosa vedere, visitare, dove meglio dormire, grazie per la vostra collaborazione

Giuseppe&Dany
Ospite
Giuseppe&Dany

condivido il tuo “pensiero”, io organizzo sempre da solo i miei viaggi, non perchè sia un viaggiatore “evoluto”, infatti mi prendo quasi sempre le fregature destinate ai turisti (alloggio a Sultanahmet!!e fin’ora ho mangiato abbastanza male, con eccezione del ristorante all’interno di Topkapi, non per niente consigliato dalla tua guida…), ma perchè odio, appunto, essere “inquadrato”, dover fare visite ad ore prestabilite e di luoghi prestabiliti che quasi sempre non coincidono con il mio “spirito” e che soprattutto non mi fanno immergere nel vero spirito dei luoghi che sto visitando, quello spirito che solo i nativi e la gente che ci vive possono farti comprendere. Sono certo di perdermi buona parte dell’arte e della storia della città, ma quello che respiro frequentando le vie dei “mercati dove la gente va a fare la spesa”, dove ci sono pochi “souvenir”, per me è sufficiente e mi appaga… Quando ritorno da un viaggio, agli amici che mi chiedono se ho visto quel monumento o quell’opera d’arte, rispondo sempre di si, anche se non è vero, per evitare di dovermi giustificare o peggio di passare per “snob”. Se avessi letto prima la tua guida e anche “il primo giorno ad Istanbul e l’ultimo”… Leggi il resto »

mirara
Ospite
mirara

mchele..
sei un grande!
sarebbe bello poter leggere qualcosa che probabilmente tu hai scritto e non quelle scemenze che pubblicano i nostri editori!
mi piacerebbe davvero!
mirara

Michele
Ospite

Grazie mirara! 🙂

p.s.: hai notato il perfetto tempismo della mia risposta? 🙂

Michele
Ospite

L’ULTIMO GIORNO AD ISTANBUL e I PROCESSI MENTALI LEGATI AL RITORNO. Il ritorno a casa e il “jet lag” psico-culturale “Non ritornare mai, andare sempre in giro, produrrebbe un’ebbrezza da derviscio.” (da “Filosofia del viaggio” di Michel Onfray) Non si ritorna mai completamente da un luogo. Ritorniamo con il corpo perché abbiamo un biglietto con una data per il rientro e non vogliamo perdere i soldi spesi, e una vita che ci richiama all’ordine (per “vita” s’intende una serie effimera di convenzioni linguistiche, culturali, sociali, storiche, economiche che crediamo – autoconvincendoci! – di non poter sradicare). Mentre cospargiamo la scrivania di foto, taccuini, cartine, libri, cd musicali acquistati in loco, scontrini, biglietti, residui di ciò che per un po’ è stata la nostra moneta; mentre laviamo i panni sporchi e riponiamo la valigia nell’armadio che odora di naftalina, ci accorgiamo di aver lasciato indietro una parte non secondaria di noi, la mente: di aver disseminato onde cerebrali nel luogo visitato al punto tale che subiamo uno svuotamento psichico durante la fase del ritorno. Non rientriamo mentalmente, ma solo fisicamente. Un bel guaio! Forse… I sintomi del “jet lag” psico-culturale variano da viaggiatore a viaggiatore: l’isolamento è uno dei principali. Il… Leggi il resto »