Sulla sicurezza in Turchia e sul giornalismo italiano

Aggiornamento Novembre 2017: Per maggiori informazioni circa la situazione attuale relativa alla sicurezza ad Istanbul rimandiamo al seguente nostro articolo: Turismo in Turchia: la situazione nel 2017

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Il seguente articolo scritto nel 2015 si riferiva alla situazione della sicurezza in Turchia di quel periodo:

Continuiamo a ricevere molte mail di persone che ci chiedono aggiornamenti riguardo la sicurezza in Turchia e la situazione ad Istanbul, a seguito degli episodi di terrorismo che si sono verificati ad inizio aprile 2015.

Abbiamo deciso di scrivere un articolo perché non riusciamo più a sopportare il livello di approssimazione con cui vengono fornite le notizie dai media italiani.

Sappiamo bene che spesso si è costretti a semplificare e a condensare notizie in pochi minuti di telegiornale o nelle poche righe di un articolo. Ma questa volta si è superato ogni limite, mischiando vari episodi che non avevano nessun collegamento fra loro, riferendo notizie false, imprecise e non verificate, con il risultato di creare enorme confusione e di produrre un clima di allarmismo totalmente ingiustificato.

L’immagine del magistrato con la pistola alla testa all’interno del tribunale, poi rimasto ucciso durante il blitz della polizia, ha certamente colpito tutti. Ma si è trattato di un episodio isolato, compiuto da esponenti del DHKP/C, un gruppo di estrema sinistra molto marginale, non strutturato, che ha sempre avuto come obiettivi esponenti dello Stato e delle forze dell’ordine. Il giorno seguente, una ragazza legata allo stesso gruppo, è stata freddata dalle guardie mentre si avvicinava armata nei pressi della Questura di Istanbul. In entrambi i casi gli avvenimenti si sono svolti in zone non turistiche della città. Questi sono i fatti.

L’immagine descritta dai media italiani è stata però ben diversa. Altri episodi come il black-out elettrico, falsi allarmi bomba sugli aerei della Turkish Airlines (allarmi del genere sono all’ordine del giorno in tutto il mondo e per tutte le compagnie aeree), sono stati messi in mezzo senza che ci fosse il minimo collegamento. Il blocco momentaneo di alcuni social network è durato solo poche ore, il tempo necessario a rimuovere le foto dell’attentato, ma a distanza di giorni le persone ancora ci chiedono via mail se in Turchia “funziona internet”.

C’è stata una sovraesposizione di notizie riguardanti la Turchia che mai si era verificata in passato.

La Turchia storicamente è stata sempre teatro di episodi del genere, ha sempre fronteggiato vari tipi di terrorismo, di sinistra, di destra, islamico, curdo, armeno. E’ un Paese purtroppo abituato a queste cose. Per una persona che vive qui, per chi si interessa alle dinamiche del Paese, per chi conosce la storia turca e la situazione politico/sociale, il livello di attenzione dedicato dai media italiani a tali avvenimenti è risultato del tutto fuori luogo, non trattandosi di eventi eccezionali.

Fare un minestrone di notizie, titolare “Turchia sotto attacco”, confezionare servizi di telegiornale mandando in onda immagini di repertorio con le proteste di piazza Taksim di tre anni fa, inserire i fatti accaduti in un generalizzato clima di terrore internazionale, lasciare quasi intendere che la Turchia sia un Paese sull’orlo di una guerra civile, non costituiscono sicuramente esempi di buon giornalismo.

Bisogna peraltro chiedersi per quale ragione questo cortocircuito dell’informazione sia avvenuto solo in Italia. In altri Paesi non è stato così. Duole constatare che l’unico motivo in grado di spiegare una copertura così sciatta dell’accaduto sia il livello scadente del giornalismo italiano.

Informazioni distorte, pochissime analisi serie, nulli gli approfondimenti e le spiegazioni della situazione generale. D’altra parte non ci si deve meravigliare: la sede Rai di Istanbul è stata chiusa nel 2012. Le versioni online dei quotidiani più letti sono invece nelle mani di giovani stagisti sottopagati, che spesso si limitano a copiare i lanci di agenzia cambiando qualche parola per rendere la notizia più “cliccabile”.

Un problema che ha radici profonde e non nasce certo oggi. Da sempre l’informazione italiana è italocentrica, provinciale. Non viene mai dedicato il giusto spazio agli esteri, neanche sulla carta stampata, si parla solo di questioni interne, di cronaca, i talk show di approfondimento in tv rappresentano puramente un ozioso teatrino per politicanti.

Il risultato è che a seguito di eventi di un certo tipo la gente non possiede le basi per contestualizzarli, manca il substrato di conoscenze che permetterebbe un’analisi autonoma degli avvenimenti. In sostanza, manca cultura.

Le conseguenze di tutto ciò sono normali, gravi per chi come noi lavora nel turismo, anche se ovviamente sono fatti nostri. Ma credo sia giusto per tutti riflettere su questi argomenti. In un’era globalizzata come la nostra l’informazione ha responsabilità sempre maggiori, incide sulle nostre scelte, determina le nostre vite.

Non ci dovrebbe quindi essere bisogno di ripetere che in Turchia e ad Istanbul non c’è alcun problema di sicurezza generale, che la situazione in città è del tutto normale, che gli episodi sono stati isolati e che in ogni caso l’obiettivo di questi attentati era costituito da rappresentanti dello Stato e non da gente comune.

Non dovrebbe esserci bisogno di ripeterlo ma siamo costretti a farlo.

Perché nei giorni scorsi la città era piena di turisti francesi, spagnoli, tedeschi, mentre migliaia di italiani terrorizzati dalle notizie hanno rinunciato al viaggio all’ultimo momento, con le valigie già pronte, rimettendoci biglietti aerei e prenotazioni d’hotel, salvo pentirsi il giorno dopo. Perché si sta registrando il record di prenotazioni di turisti russi sulle coste turche, mentre gli italiani hanno addirittura paura di scendere dalle crociere.

Il terrorismo islamico legato all’Isis può colpire dovunque, ha colpito in Francia, in Danimarca, in Tunisia, e può colpire in Italia così come in Turchia. Da quel punto di vista Milano, Roma e Istanbul condividono gli stessi rischi.

Gli episodi di aprile non hanno nulla a che vedere con tutto ciò, sarebbe come se a seguito dell’omicidio di Marco Biagi da parte delle Brigate Rosse, si fosse ritenuta Bologna una città pericolosa.

 

12 thoughts on “Sulla sicurezza in Turchia e sul giornalismo italiano

  1. rosalba

    Mia Cara Istanbul, quello che è successo il16 luglio sera ha scosso ancora una volta la mia sensibilità. Mi dispiace sentire che una città così affascinante e abitata da un popolo che merita stima sia attaccata di continuo. Io per la seconda volta ci sono voluta tornare come turista anche durante i disordini di Gezi Park,proprio per dimostrare solidarietà. Ti seguo , cara Istanbul, attraverso i media,le webcam che mi fanno sentire un po’ vicino a te. spero che il fascino che sprigioni non venga mai soffocato dalla stupida arroganza umana. Un abbraccio grande come il Bosforo!
    Rosalba

  2. CLAUDIO N.

    Dopo la bomba di stamani in Sultanahmet piano anche col fare da pompieri . Non tutto va bene , anzi .
    Da quel che si dice un kamikaze si è fatto esplodere vicino ad un gruppo di turisti tedeschi e no.
    Capisco che voi campiate di turismo ed io mi sono avvalso dei vostri servigi ma non si può far finta di nulla.
    Personalmente ad aprile tornerò a Istanbul ( salvo imponderabili ).
    Ma tornerò sapendo che c’è un rischio.

    • Can

      Mi pare che nessuno faccia il pompiere, abbiamo scritto già stamattina un aggiornamento alla fine dell’articolo, gli aggiornamenti precedenti si riferivano agli avvenimenti passati. Certo il turismo è il nostro lavoro e qui nessuno fa finta di nulla, è scoppiata una bomba in pieno centro, c’è poco altro da aggiungere. Se non verrà più nessuno cambieremo lavoro, se qualcuno verrà noi siamo qui per fornire la nostra assistenza ed i nostri servizi. Oppure per non fare finta di nulla chiudiamo direttamente il blog?

  3. Davide

    Per la sesta volta tornerò ad Istanbul e per la sesta volta mi informo sulle condizioni di sicurezza del paese. Ora vi pongo una domanda, io abito a Catania, quale è la percezione di sicurezza che avete quando pensata a Catania ?
    Pessima vero, avete ragione, ma se venite qui come turisti passerete una splendida vacanza in sicurezza.
    E se vi dico di pensare a Taormina, quale percezione avete, mare, sole, Teatro Greco, locali, positiva e piacevole.
    Ora la percezione della sicurezza è data da quanto i media decidono di comunicare al mondo seguendo logiche commerciali e non sociali.
    Taormina è una macchina di soldi per turisti, non ne sentirete mai parlare male. Scippi, sporcizia, mare inquinato, abusivismo edilizio sono all’ordine del giorno, ma parlarne fa male al turismo, quindi zitti.
    Lo stesso vale per Catania, mafia, rapine, pizzo, intimidazioni, sono tutte parole chiave che fanno aumentare l’indice di ascolto, in più film e filmetti vari come spot alla mafia nel mondo. In questo modo i telegiornali per esempio quelli di Mediaset, montano servizi di 10 minuti sulla vecchietta scippata o sull’arresto del capo mafia di turno e aumentano il loro pubblico e quindi il costo della pubblicità sulle loro reti.
    Tutto questo per dirvi che l’informazione dei media non è un esempio di limpida verità ma solo la risposta a un determinato potere economico.
    Un mio caro amico da poco ha incominciato a fare impresa ad Istanbul ed a lui chiedo che aria tira, esattamente come fanno Can e gli altri di questo sito, vivono la Città ogni giorno e questa è la giusta percezione giusta di Istanbul….
    E allora, rilassatevi, godetevi una delle città più belle al mondo e usate il buon senso come fate ogni giorno della vostra vita…..

  4. Marina

    Ciao ragazzi,
    ho letto e apprezzato il vostro post su “sicurezza ad Instanbul e giornalismo italiano ” ( e non solo quello ), perciò vi chiedo che ne pensate di quanto scritto sul sito viaggiare sicuri del Ministero degli affari esteri italiano:

    “Diffuso il 08.06.2015. Tuttora valido.

    Di recente si è verificata una serie di attacchi armati – apparentemente di diversa matrice – contro obiettivi istituzionali turchi ad Istanbul, ivi incluse zone di attrazione turistica della città, Ankara e in altre aree del Paese.”

    Sarò ad Instanbul tra breve e, benchè ritengo che sia più sicura di Parigi et similia ( per ragioni che non sto a sottolineare ), la notizia non mi ha lasciata del tutto indifferente.
    vi ringrazio anticipatamente per la vostra disponibilità 🙂 🙂 🙂

  5. Carlantonio

    Viaggiare sicuri del Ministero è un vero toccasana per chi vuole viaggiare low cost: basta scegliere un Paese da esso sconsigliato. Purtroppo chi ne paga le conseguenze è la popolazione di quei posti che vive di turismo.

  6. monica

    Lunedì un folle ha compiuto una strage, sotto gli occhi di tutti, all’interno del tribunale di Milano. Quindi, qui, in Italia. Ha agito indisturbato, perché i controlli erano veramente blandi. Allora, mi chiedo, dove siamo veramente sicuri? Io il 25 aprile parto per Istanbul

  7. Grazia

    Confermo quanto scritto da Mariadele. Istanbul è una città straordinaria e non si avverte nessuna difficoltà o preoccupazione per la sicurezza, neppure in aeroporto. Ho trascorso meravigliosamente la Pasqua con la mia famiglia girando senza sosta ed utilizzando tutti i mezzi di trasporto. Assolutamente da consigliare le visite guidate offerte dal team di questo blog, vi aiuteranno a conoscere meglio una città senza eguali nel mondo! Un saluto alla nostra guida Michelangelo!Grazia

  8. mariadele raniolo

    provengo da una vacanza ad Istanbul..appena arrivata il giorno stesso dell’attentato!!il miosoggiorno è trascorso tranquillo e sereno!!consiglio a tutti quanti i turisti italiani e non solo di non farsi condizionare da notizie allarmistiche e fuorvianti!la Turchia è un posto che va vissuto turisticamente come tanti altri posti al mondo!!

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