Rosso Istanbul, il nuovo film di Ferzan Ozpetek

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“Il film di tutti coloro che hanno vissuto questa città e che nonostante tutto continuano a tenerla viva.” Così Ferzan Ozpetek definisce la sua ultima pellicola e mai descrizione avrebbe potuto toccarci più da vicino.

Rosso Istanbul uscirà nelle sale italiane il 2 marzo ed è ispirato all’omonimo romanzo parzialmente autobiografico di Ferzan Ozpetek, che torna a girare nella sua città natale dopo esattamente 20 anni e dopo molti successi raccolti in Italia.

Il film a livello narrativo si discosta dal romanzo in modo da rendere la trama più efficace dal punto di vista cinematografico, ma rimangono i temi centrali: il ritorno a casa, il viaggio emotivo, la nostalgia. Ed ovviamente Istanbul, che come lascia intendere il titolo, è la protagonista principale.

Non solo i colori e le atmosfere di questa città, che peraltro a dispetto del rosso che la identifica possono diventare spesso cupe, ma perfino i suoni ed i rumori di Istanbul, tanto che il regista ha volutamente limitato le musiche all’interno del film per dare risalto alla multiforme colonna sonora prodotta dalla città stessa.

Una pellicola quindi imperdibile per gli amanti di Istanbul, la cui visione ci auguriamo possa risvegliare l’interesse che gli italiani hanno sempre avuto nei suoı confronti. Una speranza, in questo difficile periodo che la città sta affrontando.

Come detto il film sarà nelle sale a partire da giovedì prossimo, attendiamo le vostre recensioni!


Nonostante tutto

Istanbul Balat Neve

Si è appena concluso un anno decisamente brutto e difficile. Per noi, per Istanbul e per la Turchia in generale.

Il 2017 purtroppo non è iniziato nel migliore dei modi.

Come avete notato la nostra attività sul blog è ferma da parecchio tempo. E’ da molti mesi che non pubblichiamo nessun nuovo articolo.

La sequenza di tragici eventi ci ha provocato una specie di blocco psicologico, costringendoci a farci delle domande sul nostro lavoro e sulla nostra funzione.

Ogni volta che eravamo sul punto di ricominciare a scrivere, un nuovo fatto doloroso colpiva il Paese e di riflesso colpiva noi, relegandoci nuovamente al silenzio.

Il timore di venire fraintesi alimentava i nostri dubbi.

Pubblicare un nuovo articolo sui migliori ristoranti che abbiamo provato negli ultimi mesi significa negare quanto di terribile sta accadendo? Parlare dello splendore di alcuni quartieri significa invogliare i turisti a visitare una città poco sicura?

Chi lavora nel settore turistico come noi quest’anno ha subìto più di ogni altro le conseguenze della situazione legata al terrorismo. Qualsiasi cosa scritta da un esponente del settore viene ritenuta poco credibile, atta a minimizzare le circostanze per interessi personali.

La credibilità è stata negli anni il nostro maggiore punto di forza. La sola eventualità che potesse essere messa in dubbio ci ha portati ad un silenzio autoimposto.

Ma adesso ci siamo stancati di stare zitti.

Ricominceremo a scrivere di questa città perché è quello che sappiamo fare. Perché prima di diventare il nostro lavoro è stata la nostra passione. Perché nonostante tutto la città continua a vivere e noi viviamo con lei. Perché qui vivono 16 milioni di persone, vivono i nostri amici, e fra le altre vive anche una bellissima comunità di circa tremila italiani. Perché anche se schiacciata dal dolore questa città conserva ancora la sua bellezza unica. Ed è questa bellezza che ci tiene attaccati a lei.

A cosa servirà?

Servirà soprattutto a noi, per ritrovare il nostro equilibrio.

Servirà a voi, prima o poi, perché in ogni caso qui non c’è la guerra e non è vietato venire. E comunque tutto questo, un giorno vicino o lontano, finirà.

Servirà, ci auguriamo, a farci sentire la vostra solidarietà e la vostra vicinanza, perché adesso ne abbiamo davvero bisogno.

Abbiamo aperto questo blog 6 anni fa con la sola volontà di condividere la bellezza. Continueremo a farlo, nonostante tutto.


Roberto Mancini a Istanbul, la nostra intervista

 

Giovedì 21 Novembre abbiamo avuto l’enorme piacere di essere accolti presso il centro sportivo del Galatasaray Spor Kulübü nel bellissimo ufficio di Roberto Mancini. Da italiano residente a Istanbul è stato davvero un onore, anche a nome di tutta la comunità italiana, poter dare il benvenuto ad un allenatore di fama mondiale che ha da poco deciso di trasferirsi e lavorare nella nostra città.

La squisita disponibilità di Mister Mancini ci ha riservato una stupenda accoglienza e la possibilità di realizzare una breve intervista. Al termine abbiamo avuto anche modo di vedere il Mister al lavoro da bordo campo, intento a spiegare schemi e movimenti a campioni del calibro di Sneijder e Drogba.

 

 

–       Per prima cosa vorremmo chiederle qual era la sua conoscenza di Istanbul prima di firmare il contratto. Aveva avuto modo di visitarla in passato da turista?

“Ero stato a Istanbul solo un paio di volte per lavoro in occasione di alcuni match di Coppa, posso dire quindi che non conoscevo bene la città. Non avevo nessun pregiudizio, sapevo che la Turchia ed in particolare Istanbul vivevano già da alcuni anni una fase di grande crescita economica, ma ammetto che al mio arrivo sono rimasto esterrefatto, sia per come si vive sia per la bellezza della città stessa.”

–       Con quale animo quindi ha accettato l’offerta e la destinazione?

“Ho accettato davvero con entusiasmo dato che prima di tutto il Galatasaray è un grandissimo club, con una grande storia, e che l’anno scorso è arrivato fino ai quarti di Champions non a caso. Inoltre mi affascinava molto l’idea di poter fare un’esperienza del tutto diversa da quelle che ho fatto fino ad oggi, in un Paese diverso. Sono esperienze che arricchiscono molto non solo dal punto di vista professionale ma anche da quello personale.”

–       So che Lei era un buon amico di Franco Rossi, che purtroppo ci ha lasciati qualche settimana fa. Franco era un grande estimatore della Turchia e di Istanbul in particolare, lo ripeteva spesso in tv ed anche sul suo forum. Per caso avevate parlato dell’argomento in passato?

“Con Franco eravamo grandi amici, non abbiamo avuto modo di parlare prima del trasferimento perché purtroppo negli ultimi due mesi le sue condizioni erano già piuttosto gravi. Mi fa molto piacere sentire che Franco amava questa città.”

–       Insieme a Lei qui al Galatasaray sono arrivati anche i suoi collaboratori italiani, fra cui Salsano e Lombardo, vivete tutti nella stessa zona della città?

“Sì è vero, siamo una piccola comunità italiana, viviamo tutti qui a Florya, nei pressi del centro sportivo, è una bellissima zona molto tranquilla, anche se abbastanza distante dal centro della città. Per il momento le famiglie non ci hanno ancora raggiunto, vedremo più avanti, adesso siamo appena arrivati e c’è tanto lavoro da fare.”

–       Non credo che al momento abbiate molto tempo libero, ma mi piacerebbe sapere se utilizzate i pochi momenti di pausa per approfittare della bellezza della città, magari in qualche buon ristorante.

“Attualmente siamo molto concentrati sul lavoro quindi siamo quasi sempre qui a Florya, però certamente quando abbiamo tempo ci piace frequentare dei buoni ristoranti, siamo stati alcune volte a cena nella zona di Beşiktaş ad esempio. Taffarel vive qui da 15 anni e conosce molto bene la città, spesso andiamo con lui. Devo dire che sia mangia bene, la cucina turca è molto buona, non sento la mancanza della cucina italiana, la carne ed il pesce ad esempio sono ottimi, sulla pasta devono migliorare… ma d’altra parte ho vissuto a Londra ed ho imparato a farne a meno.”

–       Spesso sui giornali sportivi italiani si legge di offerte da parte dei maggiori club turchi ad alcuni giocatori italiani. Poi però la maggior parte delle volte si legge che la destinazione non è gradita al giocatore e la trattativa sfuma. Secondo Lei per quale motivo?

“Credo innanzi tutto che ai giocatori italiani in generale non piaccia andare all’estero, e questo lo reputo sbagliato perché ormai credo che si debba essere pronti ad andare ovunque, sono esperienze importanti. In secondo luogo probabilmente il campionato turco viene erroneamente ritenuto di basso livello, in realtà negli ultimi cinque anni il livello è cresciuto molto, e sicuramente continuerà a crescere, i programmi dei tre grandi club sono ambiziosi. Sono sicuro quindi che nei prossimi anni altri calciatori italiani verranno a giocare in Turchia.”

–       Magari proprio grazie alla sua presenza…ho letto ad esempio proprio ieri su Tuttosport che vorrebbe Pirlo per il prossimo anno…

“I giornali quasi sempre scrivono dei titoli ad effetto che poi non corrispondono alle reali dichiarazioni. Mi è stato chiesto se mi sarebbe piaciuto avere Pirlo in squadra ed ho ovviamente risposto di sì, Pirlo è un grande campione, credo che tutti risponderebbero di sì, mi sembra una banalità.”

–       Per concludere mi pare di capire che il vostro ambientamento in Turchia stia procedendo bene, è così?

“Per il momento direi benissimo, non abbiamo alcun problema, lo staff  si adopera in qualsiasi modo per aiutarci, i tifosi turchi sono molto calorosi e vedo fra le persone in generale sempre grande gentilezza e rispetto. Il clima poi è decisamente meglio di quello inglese. Probabilmente all’estero si ha un’idea sbagliata della Turchia, magari si pensa che sia ancora un Paese arretrato, ma non è così. Qui si sta davvero bene.”

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Womb Tomb a Garajistanbul

La rilevanza che la città sta assumendo nel mondo dell’arte contemporanea costituisce un potente catalizzatore in grado di attrarre artisti da tutto il Mondo. Anche e soprattutto per questo la comunità di artisti italiani che risiedono ad Istanbul è in continuo aumento. Abbiamo recentemente parlato della mostra di Francesco Albano, tenutasi in uno spazio prestigioso come il centro culturale Tophane-i Amire e che ha riscosso un notevole successo.

A settembre presso la galleria Mixer, un bellissimo spazio espositivo multifunzionale nel quartiere di Tophane, si è svolta la mostra “Hotel Italia”, un progetto del collettivo siciliano Atelier Nostra Signora, da anni impegnato in un calendario di iniziative volte a favorire il dialogo tra città e spazi nell’ambito della ricerca artistica.

La mostra avrebbe in realtà dovuto svolgersi proprio all’interno dell’Hotel Italia, un edificio abbandonato e fatiscente che si trova di fronte alla sede del Consolato Italiano. La facile metafora con il nostro Paese che sta soffocando nell’incuria civile acquista spessore grazie alla volontà degli artisti di far ri-abitare con arte e cultura un Hotel chiamato Italia, con la speranza che queste forme di espressione possano tornare centrali.

L’immagine dell’Hotel Italia ha sempre procurato anche in noi un certo turbamento ogni qualvolta passavamo davanti ad esso. La mostra è riuscita ad amplificare questa sensazione grazie all’eclettismo del collettivo Nostra Signora, accogliendo, in una cornice formata dai tendaggi originali dell’hotel, opere che spaziavano in ogni campo dell’arte contemporanea, dalla pittura, alla scultura, alla fotografia, alle installazioni video.

Tre dei sei membri di Nostra Signora, ad ulteriore testimonianza della loro poliedricità, si cimenteranno proprio questa sera nella prima teatrale di Womb Tomb, Simone Mannino nelle vesti di direttore, Jesse Gagliardi e Philippe Berson di scenografi.

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Il grigio al potere

Alcuni giorni fa avevamo condiviso sulla nostra pagina facebook una foto di una scalinata colorata. Passeggiavamo lungo il Bosforo quando, all’altezza di Fındıklı, abbiamo notato con stupore che le scale che conducono a Cihangir avevano le sembianze di un arcobaleno. Come noi molte altre persone si fermavano a fare foto, moltissimi bambini, tutti col sorriso sulle labbra.

Da due anni seguo le attività di Dizhanyers, un gruppo di artisti libanesi, che hanno cominciato proprio così, dipingendo delle scale tristi per donare allegria e vitalità a zone degradate di Beirut. In Libano l’iniziativa è stata un grande successo, ed iniziative di questo tipo si vedono sempre più di frequente in giro per il mondo.

Forse Hüseyin Çetinel, l’ingegnere di 64 anni che è stato l’autore dell’opera di Fındıklı, si sarà ispirato a loro, oppure avrà partorito l’idea da solo. Di sicuro ha affermato in un’intervista di non essere legato a nessun movimento (nè Gezi, nè LGBT). Il suo unico scopo era quello di “fare una cosa bella”.

Dopo soli 5 giorni la municipalità di Beyoğlu ha deciso che una scala grigia è meglio di una scala colorata, e tutto è tornato come prima. Il perchè di questo gesto che ha lasciato tutti basiti è difficile da capire, tanto che la stessa municipalità interrogata dai giornalisti non si è assunta la responsabilità, pur essendoci delle foto inequivocabili che ritraggono operai del comune con vernice grigia e pennelli in mano.

La municipalità in questo modo è riuscita nell’intento di far diventare un simbolo una semplice scala colorata, tanto che da ieri è partita la “rivoluzione delle scale” subito adottata dai ragazzi di Gezi. In molti quartieri di Istanbul ed anche in altre città della Turchia, fra le quali Diyarbakır ed Ankara, si è cominciato a colorare scale ed affini come reazione spontanea all’imposizione del grigio.

Alcune persone negano che in Turchia ci sia una gestione autoritaria del potere, ma forse hanno ragione, non si tratta di autoritarismo, si tratta di enorme stupidità.