"Il Gran Bazar è troppo turistico." Lo sentiamo dire spesso, con quell'aria un po' snob di chi preferisce i posti dove non mette piede nessuno. Ed è un peccato, perché chi lo liquida così di solito non lo conosce davvero. Il Gran Bazar è uno di quei luoghi che più frequenti, più ti svela strati che al primo sguardo non vedi. Noi ci torniamo sempre, non per obbligo. E ogni volta c'è un personaggio nuovo da osservare, un vicolo su cui non avevamo mai girato, una storia che non conoscevamo.

Il Gran Bazar (Kapalıçarşı): un po' di storia

Nel 1455, due anni dopo la conquista ottomana di Costantinopoli, il sultano Maometto II ordinò la costruzione di un piccolo edificio coperto vicino al suo palazzo. Si chiamava Cevahir Bedesten (il mercato delle gemme) e serviva al commercio di tessuti preziosi e gioielli. Le entrate erano destinate al mantenimento di Santa Sofia, appena trasformata in moschea. Era, in pratica, uno strumento finanziario travestito da mercato.

Quello che accadde dopo è una delle storie urbanistiche più affascinanti di qualsiasi città. Attorno al Bedesten cominciarono a spostarsi artigiani, mercanti, carovane. Sorsero botteghe, poi laboratori, poi han, i caravanserragli per i viaggiatori di passaggio. Le strade strette tra gli edifici vennero gradualmente coperte, ed è proprio da qui che nasce il nome turco del Gran Bazar: Kapalıçarşı, letteralmente "mercato coperto", il nome con cui ancora oggi gli istanbulioti lo chiamano e con cui lo trovate indicato sulle mappe e alla fermata del tram. L'intero perimetro venne recintato. In pochi decenni si era creata qualcosa che non era più un mercato ma una città dentro la città, con le sue strade, le sue piazze, le sue moschee, le sue fontane.

Qualche anno dopo la costruzione del primo nucleo, un secondo edificio coperto venne eretto poco a nord: il Sandal Bedesten, chiamato così da un prezioso tessuto di seta e cotone prodotto a Bursa. Con i suoi venti domi, ampliò enormemente la capacità commerciale del bazar. Le strade che collegavano i due bedesten divennero il cuore del commercio di tutta la città.

Nei secoli successivi il bazar bruciò, venne ricostruito, bruciò ancora. Sopravvisse a undici incendi e due terremoti. Ogni volta rinacque più grande, più organizzato, più diversificato. Raggiunse la sua forma attuale intorno al XVII secolo. Oggi conta oltre 60 vie coperte, più di 4.000 negozi, 22 porte di accesso, e si estende su circa 45.000 metri quadrati. È il mercato coperto più grande del mondo.

Il Gran Bazar oggi: turistico sì, ma non soltanto

Diciamolo senza ipocrisie: il Gran Bazar è pieno di turisti. Chi si aspetta di trovare un mercato autentico nel senso romantico del termine, con soli locali che comprano spezie e tessuti, rimarrà deluso. Quella Istanbul non esiste più da decenni, e probabilmente non è mai esistita nella forma che immaginiamo.

Ma ridurre il Gran Bazar a "attrazione turistica" è ugualmente sbagliato, anzi è una lettura pigra.

È un po' come Venezia. Chi si limita a seguire il flusso delle calli principali, da San Marco al Rialto, vede solo la Venezia delle cartoline e poi torna a casa convinto che sia un parco a tema. Ma basta deviare di venti metri, infilarsi in una calle laterale, e improvvisamente riappare la città vera, quella dove la gente vive ancora. Il Gran Bazar funziona allo stesso modo: se segui il fiume di turisti lungo le vie principali vedi solo souvenir cinesi e tappeti stesi per i fotografi. Se esci da quel flusso, gli han, i vicoli laterali, le botteghe degli artigiani, il bazar autentico è ancora lì.

Gli istanbulioti al Gran Bazar ci vanno ancora, eccome. Solo che ci vanno per comprare cose specifiche, che al bazar continuano ad avere senso. L'oro, prima di tutto: la via principale del bazar, Kalpakçılar Caddesi, è ancora dominata dalle gioiellerie, e i turchi di oro se ne intendono e lo comprano ancora qui, dove la concorrenza tra venditori tiene i prezzi competitivi. Stessa cosa per l'antiquariato: il nucleo più antico del bazar, l'İç Bedesten, è ancora pieno di collezionisti e mercanti di oggetti d'epoca, dove ogni tanto si trova qualcosa di vero. E poi la pelle: le pelletterie di qualità al Gran Bazar sopravvivono perché c'è ancora una clientela che sa riconoscere la differenza.

E poi i tappeti, ovviamente. Il Gran Bazar è da sempre uno dei luoghi più importanti al mondo per il commercio dei tappeti annodati a mano e dei kilim. Qui si trovano pezzi anatolici, caucasici, persiani, di ogni epoca e fascia di prezzo, dal kilim moderno da poche centinaia di euro al tappeto antico da collezione che vale quanto un'automobile. È un mondo a sé, fatto di venditori che sanno raccontare ogni nodo, ogni tintura, ogni regione di provenienza. Comprare un tappeto qui richiede tempo, pazienza e un minimo di conoscenza: il rischio di pagare troppo è reale, ma trovare il pezzo giusto al prezzo giusto, dopo un'ora di tè e contrattazione, è una delle esperienze più autentiche che il bazar possa regalare.

L'altra cosa che il Gran Bazar ha e che nessuna descrizione rende bene è l'atmosfera. Non nel senso turistico del termine, ma in senso quasi sociologico. Il bazar è ancora un luogo di relazioni. I venditori si conoscono tra loro da decenni, molti hanno ereditato la bottega dal padre o dal nonno. C'è un'etica commerciale implicita, un ordine invisibile. Si beve il tè insieme, si discute, si contratta in modo che entrambe le parti escano dignitose dall'accordo. È un modo di fare commercio che in Europa è scomparso da secoli.

E poi ci sono i personaggi. Il venditore di lampade che parla perfettamente sei lingue, il ragazzo che porta i vassoi di çay di bottega in bottega, ore e ore, tutti i giorni. In questi anni di personaggi ne abbiamo conosciuti tanti, alcuni purtroppo ci hanno lasciati, come il mitico gramofon baba, a cui abbiamo dedicato la foto di copertina di questo articolo.

Il bazar è teatro. E come tutti i teatri, va visto più volte per capirlo davvero.

Gli Han: i cortili nascosti del bazar

La parte del Gran Bazar che pochi visitatori esplorano, e che per noi è spesso la più bella, sono gli han. Questi caravanserragli ottomani, originariamente pensati per ospitare mercanti e carovane in transito, si aprono come cortili nascosti all'interno del labirinto del bazar. Sono silenziosi, quasi sospesi nel tempo, con fontane di marmo al centro e ballatoi in legno che si affacciano sul vuoto.

Lo Zincirli Han è il più fotografato e il più suggestivo: costruito nel 1708, ha una caratteristica facciata rossa con persiane verde scuro che lo rende immediatamente riconoscibile. Si trova su Kuyumcular Caddesi, la via dei gioiellieri, e oggi ospita laboratori di gioielleria e un piccolo bar dove fermarsi a bere il tè lontano dal rumore del bazar. È uno di quei posti dove ci si siede dieci minuti e ci si ritrova a restare un'ora.

Il Kürkçü Han — l'han dei pelliciai — e il Cebeci Han sono meno frequentati dai turisti e proprio per questo vale la pena trovarli. Il Cebeci Han, sul Yağlıkçılar Caddesi, ha due cortili e due piani che sembrano non aver cambiato molto dal Settecento.

Quando siete nel bazar, non limitatevi alle strade principali. Girate a caso, entrate nei cortili, cercate le porte nascoste. È in questi anfratti che il bazar rivela la sua natura più vera.

Il Bazar delle Spezie (Mısır Çarşısı)

A pochi minuti a piedi dal Gran Bazar, scendendo verso Eminönü, si trova il Bazar delle Spezie, che in turco si chiama Mısır Çarşısı, letteralmente il Bazar Egiziano. Il nome non deriva dall'Egitto come nazione, ma da mısır, che in turco significa mais, anche se la spiegazione più accreditata è che il bazar fu finanziato con le tasse provenienti dall'Egitto, all'epoca provincia ottomana. Negli anni la questione ha creato qualche confusione.

Costruito nel 1660 come parte del complesso della Nuova Moschea di Eminönü, il bazar ha una pianta a L con sei porte d'ingresso e un centinaio di negozi distribuiti sotto una serie di cupole in piombo. L'interno, con le volte dipinte e la luce che filtra dall'alto, è visivamente più elegante e compatto del Gran Bazar.

Per secoli è stato il centro del commercio delle spezie di tutta Istanbul. Qui arrivavano pepe, zafferano, cannella, cardamomo da ogni angolo dell'impero ottomano. E qui gli erboristi vendevano rimedi, pozioni, filtri, alcune botteghe, si diceva, tenevano anche afrodisiaci e miscele di erbe dalle presunte virtù magiche. Una tradizione che alcune botteghe mantengono ancora oggi, con un occhio strizzato al turista ma con radici che vengono da lontano.

Oggi il bazar è diventato più misto rispetto al passato: accanto ai venditori di spezie ci sono negozi di frutta secca, dolci, tè, gioielli, souvenir. Ma l'essenza rimane. Vale la pena visitarlo, fiutare l'aria densa di cumino e pepe, comprare qualcosa che non comprereste mai al supermercato di casa. Lo zafferano iraniano che si trova è tra i migliori al mondo. Il sumac, quella polvere viola acidula, trasformerà le vostre insalate. E i mix di tè alle erbe sono ottimi per i regali.

Tahtakale, Mahmutpaşa e il commercio vero

Se il Gran Bazar è la città dentro la città, la zona di Tahtakale e Mahmutpaşa è il cuore pulsante della città commerciale vera. Siamo nell'area tra Eminönü e il Gran Bazar, e qui tutto cambia.

Tahtakale è uno di quei posti che i turisti attraversano senza accorgersene, di fretta, perché non c'è nulla che assomigli a una "attrazione". E invece è uno dei luoghi più autentici di Istanbul. Qui si vendono all'ingrosso spezie, prodotti alimentari, casalinghi, oggetti di plastica, giocattoli, attrezzature da cucina. I negozi si affacciano su strade strette e piene, i portantini caricano merci sui loro dorsi con carrelli improvvisati, il rumore è continuo. È il commercio nella sua forma più elementare e onesta.

Mahmutpaşa è invece la grande via dello shopping popolare istanbuliota, tessuti, abbigliamento, accessori, biancheria. Centinaia di negozi su più livelli, prezzi bassi, clientela quasi esclusivamente locale. È qui che le famiglie vengono a fare i grandi acquisti, che i negozianti di provincia vengono a rifornirsi, che si capisce meglio come funziona davvero l'economia della città. Il solo camminare su Mahmutpaşa Yokuşu nelle ore di punta è un'esperienza fisica intensa: la folla è compatta, i negozianti chiamano, i prezzi sono esposti senza cerimonie.

Passare da questa zona al Gran Bazar, e poi di nuovo giù verso Eminönü, permette di vedere Istanbul in modo molto diverso da quello che offrono le guide tradizionali.

L'Arasta Bazar

Completamente diverso per spirito e atmosfera, l'Arasta Bazar merita una menzione a parte. Si trova proprio dietro la Moschea Blu, nel quartiere di Sultanahmet, ed è un mercato coperto relativamente piccolo, una sessantina di negozi distribuiti su due file parallele.

Costruito in epoca ottomana come mercato annesso alla moschea, le cui rendite servivano al mantenimento dell'edificio sacro, l'Arasta ha oggi una vocazione prevalentemente turistica ma di qualità. Qui si trovano buone ceramiche, tessuti, gioielli in argento, tappeti: non i souvenir di plastica che si vedono ovunque, ma oggetti con una certa cura artigianale. I prezzi non sono bassissimi, ma spesso il livello della merce è più alto rispetto a certi angoli del Gran Bazar.

Il vantaggio dell'Arasta è anche fisico: è piccolo, non si perde, e si può visitare in tranquillità senza la ressa del Gran Bazar. Inoltre è aperto anche la domenica.

Le imitazioni: parliamone onestamente

Non possiamo fare un articolo sui bazar di Istanbul senza affrontare l'argomento delle imitazioni.

Diciamolo chiaramente: comprare prodotti contraffatti è illegale. In Turchia è illegale venderli, e in Italia è illegale importarli. Le dogane italiane possono confiscare i prodotti falsi e in alcuni casi elevare sanzioni agli acquirenti. Non è una legge teorica: succede.

Detto questo, parliamo della realtà. Le imitazioni di lusso a Istanbul, borse, scarpe, cinture, orologi, occhiali, esistono, sono diffuse, e la qualità di alcune è oggettivamente sorprendente. Non è un segreto per nessuno, e fingere che non esistano sarebbe stupido.

Chi cerca attivamente questi prodotti li troverà. Chi viene avvicinato da qualcuno che propone "originali a prezzi bassi" (che nella stragrande maggioranza dei casi sono imitazioni) deve sapere quello che sta facendo. Le conseguenze alla dogana sono concrete. 

Quello che possiamo consigliare, invece, è investire in prodotti che al Gran Bazar sono davvero di qualità: la pelle turca autentica (non le imitazioni di marchi stranieri, ma le borse e i portafogli in pelle lavorata localmente), la bigiotteria artigianale, le ceramiche di İznik, i tappeti kilim. Sono cose che costano meno che in Europa, sono fatte bene, e non creano problemi alla dogana.

Consigli pratici per visitare i bazar di Istanbul

Orari: Il Gran Bazar è aperto dal lunedì al sabato, dalle 8:30 alle 19:00. È chiuso la domenica e durante le principali festività islamiche. Il Bazar delle Spezie ha orari simili ma apre anche la domenica, dalle 8:00 alle 19:30.

Come arrivare: Il modo più semplice è il tram T1, fermata Beyazıt-Kapalıçarşı per il Gran Bazar, oppure Eminönü per il Bazar delle Spezie. Dalla zona di Sultanahmet sono entrambi raggiungibili a piedi in 10-15 minuti.

Contrattare: Al Gran Bazar si può e si deve contrattare, ma non in modo aggressivo. I venditori sono abituati e hanno i loro margini calcolati. Un atteggiamento rispettoso porta molto più lontano di un braccio di ferro. Sorriso, interesse genuino, disponibilità a fare una controproposta ragionevole. Se il prezzo non vi convince, alzarsi per andare via è spesso il modo più efficace per sbloccare la trattativa.

Il momento giusto: Il bazar nelle prime ore del mattino, quando apre, è una cosa completamente diversa da quello di metà pomeriggio. I venditori sistemano le merci, si salutano, si bevono il tè. C'è una calma che poi sparirà per ore. Se riuscite, entrate tra le 9:00 e le 10:00.

Non abbiate fretta: Il bazar non si capisce in un'ora. Non si capisce nemmeno in mezza giornata. La prima volta ci si perde, ci si stressa, si vuole uscire. La seconda volta si comincia a orientarsi. Dalla terza visita in poi, si comincia a capire.

Il tè: Se un venditore vi offre il tè, non sentitevi obbligati a comprare qualcosa. Il tè è ospitalità, non è una trappola. Potete sedervi, chiacchierare, ringraziare e andarvene. È così che funziona.

FAQ sui bazar di Istanbul

Il Gran Bazar è gratuito? Sì, l'ingresso è completamente gratuito. Non ci sono biglietti né prenotazioni necessarie.

Quanto tempo dedicare al Gran Bazar? Dipende molto da come lo volete vivere. Per una visita superficiale bastano 1-2 ore. Per esplorarlo davvero, con calma, meglio pianificare mezza giornata. Se vi interessano gli han e le zone meno turistiche, potete tranquillamente starci un'intera mattinata.

Si paga in euro al Gran Bazar? Molti negozi accettano euro e dollari, soprattutto nella zona più turistica. Ma pagare in lire turche è sempre preferibile, sia per non perdere sul cambio sia perché spesso dà più margine di trattativa. Tenete comunque del contante con voi.

È sicuro visitare il Gran Bazar? Sì, è un luogo molto frequentato e sicuro. Come in qualsiasi mercato affollato, prestate attenzione a borse e portafogli, ma non è necessaria alcuna precauzione particolare.

Il Bazar delle Spezie vale la visita? Assolutamente sì, anche solo per l'atmosfera. E le spezie che si trovano qui — zafferano, sumac, paprika turca, miscele per il tè — sono di ottima qualità e a prezzi molto inferiori rispetto all'Europa. È uno dei posti migliori di Istanbul per fare regali che costano poco e fanno un'ottima figura.

Cosa conviene comprare al Gran Bazar? Oro e gioielli (la qualità è alta e i prezzi competitivi), prodotti in pelle di qualità locale, ceramiche di İznik, tappeti e kilim (ma informatevi prima sui prezzi di mercato), oggetti in ottone e rame lavorato, bigiotteria artigianale.

Il Gran Bazar è davvero "solo per turisti"? No, questa è una semplificazione. Gli istanbulioti continuano a frequentarlo, in particolare per acquisti di oro e gioielli, antiquariato e pelle. La percentuale di clienti locali varia molto a seconda della via e del tipo di negozio.

 

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