Perchè non si può andare in Turchia?

Sono passati ormai quasi due anni dall’inizio della pandemia, molte persone ci scrivono e ci chiedono se siamo ancora attivi. Per la verità vorremmo essere molto più attivi di ciò che in realtà siamo, se non fosse che dopo due anni è ancora ufficialmente vietato per gli italiani recarsi in Turchia per motivi turistici.

Prima di portare alla vostra attenzione le nostre opinioni sul tema, è doverosa una premessa.

Il Covid ha colpito duramente l’Italia soprattutto nelle prime fasi. Io sono originario della zona di Codogno che come tutti sanno è stato il centro della zona rossa iniziale, quindi noi più di chiunque altro sappiamo bene cosa ha significato la pandemia in termini di sofferenze, paure, incertezze, sacrifici. Una comunità colpita duramente da un lockdown duraturo, tutti i nostri familiari che hanno affrontato la malattia con sintomi ma senza cure e non sapendo neanche di essere positivi poiché all’inizio un tampone era un miraggio, le ambulanze che sfrecciavano in maniera ininterrotta e decine di morti nel giro di pochi giorni in un paesino di soli 4mila abitanti.

Tutto questo per dire che di sicuro noi non dimentichiamo e non saremo certo noi a minimizzare la gravità della pandemia ancora in corso, non saremo noi a negare l’importanza delle misure che sono state prese dalle nostre autorità per garantire il bene comune in questo periodo difficile.

Detto ciò, ci permettiamo sommessamente dopo due anni di dire la nostra, e di muovere anche qualche critica laddove scorgiamo delle incongruenze riguardo a scelte che sempre più spesso ci sembrano guidate da ragioni politiche più che da motivi scientifici.

Perchè è vietato andare in Turchia

Forse non tutti sanno che i viaggi all’estero sono ancora regolati da ordinanze ministeriali emanate con cadenza mensile o bimestrale e che all’interno di queste circolari si trovano delle liste di Paesi, dalla lettera A alla lettera E. Tutti i Paesi del mondo sono quindi catalogati e divisi in base a liste che dovrebbero a livello teorico indicare il grado di rischio per ogni Paese e che dovrebbero essere aggiornate con cura. Il sistema, se adottato bene, sarebbe difficilmente criticabile.

Quasi tutti i Paesi che si trovano al di fuori della comunità europea, a parte alcune eccezioni, si trovano in lista E ormai da due anni, ciò significa che un italiano non può recarsi partendo dall’Italia per motivi turistici né in Turchia, né in Thailandia, né in Messico, né in Marocco o a Cuba, solo per citare alcune fra le destinazioni più gettonate. In questi Paesi si può andare solo per motivi familiari, di salute o di lavoro, e comunque si è costretti al ritorno ad effettuare 10 giorni di quarantena (anche se vaccinati) oltre ad un tampone prima del rientro.

Un italiano può però tranquillamente andare a Londra, a Parigi o a Berlino, capitali europee che in questo ultimo periodo stanno vedendo un aumento esponenziale di casi positivi, oppure può andare in Bulgaria e Romania in cui il tasso di vaccinazione è fermo in maniera preoccupante al 30-40%. Può addirittura andare in Colombia e in Ruanda, fra i pochi Paesi in lista D senza alcun apparente motivo. Ma non può andare in Turchia, nonostante i contagi siano in linea o addirittura inferiori alla media europea ed i vaccini abbiano raggiunto un buon 80% della popolazione.

Scelte politiche o scientifiche

Senza polemica vorremmo davvero capire qual è la ratio dietro queste limitazioni. Se si ritiene che i viaggi siano una causa importante di diffusione del virus, allora bisognerebbe limitarli tutti senza eccezioni, d’altra parte il virus circola in maniera forte anche in Italia, ma il turismo all’interno del Paese è permesso ed anzi incentivato.

Il dubbio che ci viene è che forse proprio per incentivare il turismo interno vengano vietate alcune destinazioni molto amate dagli italiani, il settore alberghiero italiano ringrazia ed infatti si festeggia un record storico nell’estate 2021 con un +20% rispetto al 2019 pre-Covid.

Così facendo però si è messo in ginocchio il settore dei viaggi organizzati, con migliaia di agenzie di viaggio in grave difficoltà e costrette a chiudere i battenti, le testimonianze e i dati raccolti dalla Federazione Turismo Organizzato sono allarmanti, il settore italiano in 2 anni ha perso 20 miliardi di euro, su circa 13mila imprese del settore il 50% ha già chiuso o dovrà chiudere e circa 40mila persone perderanno il lavoro.

Un problema solo italiano

Ripetiamo che la nostra non vuole essere una critica fine a se stessa e men che meno un invito a trasgredire le regole, d’altra parte l’Italia ha dimostrato di essere uno dei Paesi più virtuosi nella lotta al Covid. Ma è proprio facendo un confronto con altri Paesi virtuosi, come ad esempio la Spagna ed il Portogallo, che ci rendiamo conto di come le limitazioni italiane non facciano la differenza. Infatti l’Italia è l’unico Paese europeo che vieta i viaggi per turismo verso la maggior parte dei Paesi extra-europei. Uno spagnolo può andare tranquillamente in vacanza in Turchia o in Marocco e questo non ha peggiorato la situazione dei contagi spagnola.

A seguito della nuova variante Omicron e dell’elevato numero di casi che si registrano in Italia in questi giorni, le autorità italiane hanno deciso che non è più necessario effettuare la quarantena per i contatti di persone positive. Un allentamento dei controlli e delle limitazioni che fa intendere un percorso di progressiva ed inevitabile convivenza con il virus e che ci auguriamo possa portare ad una rimozione dei divieti anche per quanto riguarda i viaggi. Altrimenti come detto sarebbe sempre più desolante constatare che le decisioni vengano prese su base politica e non su base scientifica. D’altra parte risulta difficile pensare che sia più “pericoloso” un viaggiatore vaccinato con 3 dosi che fa un tampone prima di partire e un altro prima di rientrare in Italia, rispetto ad un contatto stretto di un positivo che non deve fare più né tampone né quarantena.

Aspettiamo e speriamo

Per aggiornamenti più precisi e per dettagli più tecnici riguardo alla questione Covid ed i viaggi in Turchia vi rimandiamo a questo nostro articolo, come detto non possiamo e non vogliamo invitare a trasgredire alle regole, anche se dai tanti commenti al nostro articolo si evince che in realtà molte persone viaggiano lo stesso. Il divieto all’atto pratico è un semplice deterrente e funziona come tale.

Noi nel frattempo attendiamo fiduciosi l’ennesima circolare ministeriale il 31 gennaio, convinti che limitare la libertà di viaggiare all’infinito non sia la soluzione. Se ci leggete per la prima volta o se siete fra le migliaia di turisti che in questi 10 anni abbiamo portato a spasso per Istanbul, se ci conoscete già e ci stimate, vi chiediamo di aiutarci a diffondere questo articolo.

Se desiderate conoscere Istanbul per la prima volta o non vedete l’ora di tornarci, dateci una mano, altrimenti corriamo il rischio di non vederci mai più.


Covid-19: La situazione aggiornata a Istanbul ed in Turchia

 

Se siete arrivati sul nostro sito cercando informazioni sul Covid in Turchia, non fermatevi solo alla lettura di questo articolo, siamo la guida online su Istanbul e Cappadocia più visitata da 10 anni a questa parte, potete sfruttare tutte le informazioni che abbiamo condiviso e contattarci per qualsiasi necessità.

 

Il Covid-19 in Turchia e la crisi del turismo

Anche la Turchia è stata ovviamente toccata dal Covid-19. Ovviamente il settore del turismo è quello che in una situazione di questo tipo ne risente di più, i tempi della ripresa saranno molto più dilatati rispetto ad altri settori. Noi qui in Turchia siamo abituati ai periodi di crisi, nel 2016 e 2017 abbiamo avuto ben due anni di arresto quasi totale del flusso turistico a causa dei vari attentati e delle turbolenze politiche che avevano toccato il Paese, quindi siamo piuttosto abituati a far fronte a situazioni come queste. Possiamo dire di avere dei buoni anticorpi per rimanere in tema.

Le crisi prima o poi passano, bisogna solo avere pazienza, nel 2019 infatti dopo alcuni anni difficili abbiamo battuto tutti i record di presenze. Il turismo quindi ricomincerà, anche se non subito. Nel frattempo per chi non riesce a frenare la voglia di viaggiare è giusto informarsi bene, per capire quando e soprattutto come si potrà ricominciare a farlo.

*ATTENZIONE* IMPORTANTI AGGIORNAMENTI GENNAIO 2022:

Ingresso in Turchia dall’Italia

Ci sono voli giornalieri che collegano l’Italia e la Turchia, ma non da tutte le città (Turkish Airlines vola per adesso da Milano, Roma, Bologna e Venezia, i voli da Napoli, Bari e Catania riprenderanno in seguito).

Un cittadino italiano per adesso a livello teorico può entrare in Turchia solo per motivi di lavoro, di salute o familiari. A livello pratico può entrare in Turchia anche per motivi turistici perchè i suddetti motivi possono essere difficilmente verificati. In ogni caso il decreto legge ancora in vigore vieta i viaggi per turismo al di fuori della Comunità Europea fino al 31 gennaio 2022.

Per i motivi concessi, a partire dall’1 giugno 2021 si può entrare in Turchia dall’Italia mostrando il certificato di vaccinazione effettuato almeno 14 giorni prima della partenza, oppure mostrando certificato di avvenuta guarigione dal Covid nei 6 mesi precedenti. Il green pass viene riconosciuto dalla Turchia. Chi non è vaccinato può comunque entrare in Turchia effettuando un test molecolare PCR nelle 72 ore prima della partenza oppure un test antigenico rapido nelle 48 ore prima della partenza (i bambini con meno di 6 anni sono esentati dal tampone).

Le autorità turche a partire da gennaio 2021 hanno introdotto l’obbligo di acquisire un codice di tracciamento chiamato HES Code per potere effettuare una serie di attività, come ad esempio salire sui mezzi pubblici, effettuare dei voli interni, entrare in centri commerciali ed in bar o ristoranti.

Dal 15 marzo 2021 l’ottenimento del codice è diventato obbligatorio anche per gli stranieri che arrivano in Turchia, è necessario quindi per tutti i turisti compilare questo form nelle ultime 72 ore prima della partenza. Il modulo è ovviamente gratuito, tuttavia negli ultimi tempi abbiamo notato siti web fraudolenti che reindirizzano l’utente alla pagina ufficiale e fanno pagare per questo servizio. Sono delle truffe e ci raccomandiamo di usare solo il sito web ufficiale del governo turco: https://register.health.gov.tr

Per salire sui mezzi pubblici ad Istanbul c’è una complicazione in più, bisogna collegare il codice HES con la IstanbulKart (la carta dei mezzi pubblici), per farlo bisogna andare su questo sito e compilare il form (in alto a destra potete usare la versione in inglese).

Ingresso in Italia dalla Turchia

Per il momento (con ultimo aggiornamento della Farnesina in seguito all’Ordinanza del 14 dicembre 2021) qualsiasi persona arrivi dalla Turchia (salvo eccezioni indicate qui) ed entri in Italia deve sottoporsi a tampone molecolare o antigenico rapido nelle 72 ore precedenti all’ingresso ed inoltre dovrà osservare un periodo di quarantena fiduciaria della durata di 10 giorni, con obbligo di ripetere il tampone allo scadere dei 10 giorni. Al momento non si sa se la misura verrà ulteriormente estesa oppure se e quando verrà revocata.

La disposizione vale stranamente anche per chi è già vaccinato e per chi è in possesso di green pass, quindi fino a diversa comunicazione anche chi è già vaccinato dovrà fare il tampone prima di tornare in Italia ed osservare la quarantena. Alcuni Stati europei fra cui la Francia, la Spagna e la Germania hanno già rimosso tale obbligo, l’Italia non lo ha ancora fatto e pare che non si voglia adeguare.

La cosa ci pare francamente assurda, non si capisce per quale motivo se un italiano già vaccinato torna in Italia dalla Germania o dalla Romania (che hanno percentuali di contagio molto alte) può entrare tranquillamente, mentre se lo stesso italiano vaccinato torna in Italia dalla Turchia deve sottoporsi a tampone e quarantena. Inoltre non si capisce perchè la Turchia sia ancora inserita nell’elenco E mentre Paesi come Arabia Saudita e Ruanda siano nell’elenco D. Al riguardo abbiamo scritto un nuovo articolo che vi consigliamo di leggere: Perchè non si può andare in Turchia?

Il risultato del tampone viene chiesto all’imbarco, se non si dispone di tampone negativo non si può partire. Il tampone può essere svolto in qualsiasi clinica privata della città (ce ne sono centinaia), molto spesso anche gli hotel sono convenzionati con delle cliniche e quindi possono dare una mano offrendo il servizio, oppure si può fare direttamente all’aeroporto chiaramente arrivando con il giusto anticipo, sia presso l’aeroporto di Istanbul che presso l’aeroporto di Sabiha Gokcen sono aperti i Covid Center 24 ore su 24, i risultati sono pronti in circa un’ora e mezza. Il prezzo in aeroporto è di 250 lire (circa 20 euro), a volte in qualche clinica si trovano anche sulle 150/200 lire, alcune cliniche se ne approfittano e chiedono addirittura 800 lire, state attenti e non fatevi imbrogliare.

Per quanto riguarda la quarantena il discorso è diverso, in base all’aeroporto di arrivo il livello dei controlli cambia (noi siamo sbarcati a Catania a metà ottobre e nessuno ci ha chiesto niente). Prima della partenza è comunque necessario compilare il passenger locator form.

Per piacere per noi è molto utile che condividiate le vostre esperienze di viaggio nei commenti qui sotto.

Raccomandazioni per la ripartenza del turismo

Sul sito dell’aeroporto di Istanbul vengono elencate alcune raccomandazioni ed il vivo consiglio di stipulare un’assicurazione sanitaria prima del viaggio.

Molto probabilmente la situazione si normalizzerà gradualmente a partire dalla primavera 2022. In ogni caso Le vaccinazioni proseguono spedite, le riaperture dei locali sono totali ed i coprifuoco finalmente sono stati  rimossi.

Maggiori informazioni si possono trovare sulla pagina del Consolato italiano di Istanbul.

Speriamo che tutto continui a migliorare e si possa tornare finalmente a viaggiare in serenità.


Fatih, Fener e Balat

Fener

Le zone di Fatih, Fener e Balat sono sicuramente le più ricche di storia, le più affascinanti e caratteristiche di tutta Istanbul. Proprio per questi motivi rientrano nella lista dei patrimoni dell’Unesco. Ma nonostante ciò sono visitate da meno dell’1% dei turisti che visitano Istanbul. Com’è possibile una cosa del genere?

I motivi sono molti, ma la colpa principale è sicuramente da attribuire alla cosiddetta “industria del turismo”, che semplifica tutto e attua una riduzione stereotipata della città, per massimizzare i suoi profitti. La città viene quindi sostituita e rimpiazzata da una sua immagine artefatta, ed è quest’ultima purtroppo che viene visitata dalla quasi totalità dei turisti.

Noi per nostra filosofia ci opponiamo a tutto questo, e speriamo che la gente abbia la curiosità e la voglia di scoprire le reali bellezze di Istanbul.

Parliamo di 3 quartieri davvero centrali per comprendere appieno la storia e la cultura di questa città, zone in cui i popoli e le religioni si sono nel tempo mescolati e sovrapposti, evidenziando e portando fino ai giorni nostri una straordinaria ricchezza di architetture, di monumenti religiosi, di colori e di prelibatezze gastronomiche. I 3 quartieri si trovano all’interno delle mura della città vecchia, ad ovest di Eminönü e si affacciano sul Corno d’Oro. Sono zone non propriamente agevoli da visitare se non accompagnati da gente che le conosce, non perché siano pericolose, ma perché non sono assolutamente battute dai turisti e non è affatto facile trovare i monumenti ed orientarsi fra il dedalo di case.

Fatih è da considerarsi uno dei quartieri più “conservatori” di Istanbul, è la zona più osservante dal punta di vista religioso, con al centro il monumentale complesso della Moschea di Fatih. Passeggiare per le sue strade, nella zona di Malta Çarşı, la zona del mercato, è un’esperienza che non può lasciare indifferenti. A Fatih oggi vivono per lo più immigrati dalle zone dell’estremo est anatolico, quindi persone molto più attente ai dettami religiosi, ma anche cariche delle loro strepitose tradizioni culinarie regionali, ed è proprio per questo motivo che il quartiere viene ormai accettato come centro gastronomico della città. E’ qui che bisogna venire per provare i sapori più autentici della cucina turca. Ristoranti o piccoli chioschi specializzati in kebap, pide, sarma, köfte, tutto squisito ed a prezzo molto basso. Dopo un pranzo o uno spuntino, è possibile raggiungere, se si riesce a trovare, la bellissima moschea di Zeyrek, che in passato era il Monastero Bizantino di Cristo Pantocratore, il secondo più grande edificio del periodo Bizantino, dopo Aya Sofia, ancora esistente ad Istanbul. La zona di Zeyrek, con le sue case in legno di periodo ottomano antiche di 200 anni, è una delle più pittoresche di tutta Istanbul. Lasciando alle spalle Fatih e dirigendosi verso Fener, incontriamo il quartiere di Çarşamba. Qui si trova una delle più famose Chiese Bizantine di Istanbul, la Chiesa di Theotokos Pammakaristos, conosciuta oggi come Fethiye Camii, dato che al giorno d’oggi è per metà moschea e per metà museo.

Entrati finalmente nel quartiere di Fener, lo storico quartiere greco, le strade cominciano a farsi strette e labirintiche, le pendenze si fanno importanti, ed il rischio di perdersi sempre più elevato. E’ su questi sampietrini ultra centenari, fra case ottomane colorate, alcune superbamente restaurate, altre impietosamente diroccate, che si respira la storia di Istanbul. Devoti preti bizantini, rozzi crociati, fieri paşa ottomani col loro stuolo di servitori, commercianti armeni, negozianti ebrei, chiromanti zingari, nell’arco dei secoli hanno popolato, spesso contemporaneamente, queste zone della città, e hanno dato origine a quella ricchezza culturale che possiamo ammirare ancora oggi. Passeggiando fra case dai colori e dalle forme più bizzarre, fra bambini che giocano a pallone per le strade, si arriva davanti al Rum Lisesi, il Liceo Greco Ortodosso, magnifico e caratteristico edificio in mattoni rossi che sovrasta la collina di Fener. Inerpicandosi per una scalinata pittoresca si raggiunge la sommità della collina di Fener, dove un tempo passavano le mura dell’antica Costantinopoli, è proprio qui che sorge una Chiesa ai più sconosciuta ma di un’importanza fondamentale nella storia della città. Si tratta della splendida Chiesa di Santa Maria dei Mongoli, conosciuta anche come la Chiesa Rossa. La sua storia peraltro è talmente bella e affascinante che meriterebbe un libro, ma purtroppo non esiste nessuna pubblicazione in merito ed anzi la Chiesa pare dimenticata da tutti.

Sempre all’interno del quartiere di Fener troviamo uno dei luoghi più importanti in assoluto della religione Cristiana, il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, l’equivalente di San Pietro a Roma per la religione Cristiana Ortodossa. L’importanza storica e simbolica di questo luogo è enorme. E’ una delle cinque sedi principali della chiesa cristiana, in ordine di gerarchia, il patriarcato di Costantinopoli è il secondo dopo Roma, e precede Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. La visita della Cattedrale di San Giorgio dovrebbe perciò costituire un “must” per un turista in viaggio ad Istanbul, eppure credo che neanche l’1% dei turisti lo faccia, ignorandone probabilmente l’esistenza.

In riva al Corno d’Oro, a fare da spartiacque fra Fener e Balat, incontriamo la Sveti Stefan Kilisesi (Chiesa Bulgara di Santo Stefano), famosa per essere costruita completamente in ferro e per i suoi ricchi ornamenti interni.

Balat è lo storico quartiere ebraico, lo è stato a lungo, sia durante il periodo bizantino sia durante il periodo ottomano, questo a dimostrare il clima di convivenza interreligiosa che ha sempre caratterizzato Istanbul. Gli ebrei hanno cominciato a lasciare il quartiere solo a seguito del forte terremoto del 1894, spostandosi in parte nel quartiere di Galata ed in parte emigrando in Israele. Dopo il 1960 la residua minoranza ebraica benestante di Balat si è trasferita nel quartiere di Şişli, ed il risultato è stata una completa trasformazione del quartiere, che da zona estremamente ricca si è in fretta trasformata in zona di immigrati delle classi sociali più basse. Il cambio di composizione sociale ha fatto attraversare a Balat una fase di trascuratezza non indifferente, a cui solo ultimamente si è cercato di porre rimedio attraverso un ambizioso progetto di riqualificazione patrocinato dall’Unesco. Il sottile confine fra splendore e degrado produce in Balat un contrasto abbagliante. Il quartiere, in cui sono presenti ben 3 sinagoghe (fra cui la bellissima Sinagoga di Arhida, ancora in funzione, e visitabile previo contatto col rabbino), rimane ancora oggi un vero gioiello. Arrivando sulla sommità di Balat si entra in un parco da cui si può ammirare un panorama mozzafiato su tutto il Corno d’oro.

Proseguendo sempre a piedi e col rischio, sempre concreto, di perdersi, si raggiunge la famosa Chiesa di San Salvatore in Chora, oggi conosciuta come Kariye Müzesi. I suoi magnifici mosaici e i suoi affreschi, non hanno niente da invidiare a quelli di Aya Sofia, anzi sono oggettivamente molto più belli. Si tratta senza dubbio di uno dei più importanti monumenti storici di Istanbul, straordinario esempio della perfezione stilistica bizantina.

La visita di Fatih, Fener e Balat, è una visita impegnativa, ma regala delle emozioni uniche, anche a chi come noi è abituato ormai a frequentare questi luoghi. Ripetiamo che visitare questi quartieri da soli non è facile, spesso i nomi delle vie sulle cartine sono errati o non vengono segnati, si rischia di girare invano e perdere un sacco di tempo, la percentuale di persone che conoscono l’inglese in queste zone è prossima allo zero e quindi risulta impossibile chiedere informazioni, ci tocca ammettere che le prime volte ci perdevamo anche noi pur potendo chiedere informazioni in turco!

Se siete interessati a fare con noi una visita guidata di questi quartieri vi preghiamo di contattarci via mail o di lasciare un commento qui sotto.


I Quartieri Asiatici

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Istanbul è l’unica città al Mondo a sorgere su due continenti. Non c’é dubbio che la presenza del “lato asiatico” aldilà del Bosforo funga da potente richiamo per l’immaginario collettivo europeo.

A volte questa prerogativa può far nascere strani dubbi ed aspettative non realistiche.

Gli strani dubbi si condensano nella domanda che a volte ci viene rivolta via mail ed a cui speriamo di rispondere una volta per tutte: No, non serve il passaporto per andare sul lato asiatico di Istanbul..

Le aspettative non realistiche si intravedono sui volti dei gruppi di turisti che ci capita di vedere ogni tanto scendere dai traghetti ad Üsküdar. Gli occhi e le orecchie che immaginavano di assaporare l’oriente si scontrano col traffico caotico e con l’enorme cantiere del Marmaray Tünel. Alcuni addirittura dopo pochi minuti salgono sullo stesso traghetto per fare ritorno a Sultanahmet, tristemente spaesati e con le reflex deluse.

La realtà di Istanbul è molto complessa, non ci stancheremo mai di dirlo, la città è un insieme di molte città, il panorama architettonico ed il contesto sociale cambiano velocemente e radicalmente, nel giro di qualche metro e/o di qualche mese. Basta spostarsi di pochi metri da Taksim a Kasımpaşa oppure da Sultanahmet a Kadırga per scontrarsi con realtà profondamente diverse. Non è necessario quindi attraversare il Bosforo per cercare la parte più “orientale”, più “musulmana”, la parte più “vera”. Istanbul è tutta vera. Queste classificazioni ad Istanbul sono prive di senso.

Sia nella parte europea che in quella asiatica troviamo dei quartieri più conservatori (Fatih e Ümraniye) e dei quartieri più moderni (Beyoğlu e Kadıköy), delle zone ricche di storia (Sultanahmet e Üsküdar) e delle zone votate allo shopping (Nişantaşı e Bağdat Caddesi), delle zone di considerevole mescolanza religiosa (Fener/Balat e Kuzguncuk/Yeldeğirmeni) e dei graziosi villaggi sul Bosforo (Arnavutköy e Çengelköy).

Il consiglio è quindi quello di dare una chance al lato asiatico, senza preconcetti ed in maniera più consapevole.

Ormai da molto tempo riceviamo richieste da persone estremamente incuriosite da questa parte della città, ma intimorite dall’idea di racchiudere in poche ore i punti di maggiore interesse, non sapendo peraltro quali siano, dato che nessuna guida cartacea parla a sufficienza di queste zone (anzi spesso sono escluse addirittura dalle cartine).

Per questo motivo abbiamo studiato e messo in pratica un itinerario che comprende i 3 quartieri più rappresentativi della parte asiatica di Istanbul (Kuzguncuk, Üsküdar e Kadıköy), e che nel giro di 5-6 ore riesce a fornire una visione più esaustiva possibile della zona, mostrandone la complessità storica, sociale e paesaggistica. L’esperienza acquisita grazie all’itinerario già esistente, quello di Fatih, Fener e Balat, per il quale riceviamo centinaia di commenti positivi e mail di ringraziamento, ci ha spinti e motivati a creare questo nuovo tour, in modo da poter aiutare a fornire un’immagine sempre più completa e meno stereotipata della meravigliosa città in cui viviamo.

Üsküdar è uno dei più antichi quartieri della Istanbul ottomana, un quartiere fin dall’inizio residenziale, ed ancor oggi conserva queste sue caratteristiche.

Sono più di 180 le Moschee del quartiere, alcune di queste risalgono a prima della conquista ottomana, quindi fra le più antiche di Istanbul. Le più grandi quelle di Mihrimah e di Yeni Valide, le più interessanti quelle più piccole, Şemsi Paşa, Kaptan Paşa, Çinili Camii.

La storia di Üsküdar affonda le sue radici ben più indietro nel tempo rispetto all’arrivo degli ottomani, come Bisanzio è stata fondata infatti nel VII sec. AC da coloni greci. Durante gli scavi per il tunnel del Bosforo sono stati infatti trovati moltissimi resti dell’antica Crisopoli.

Oltre all’importanza storica delle moschee ed alla bellezza del quartiere in sè, bisogna necessariamente fare una passeggiata fino a Salacak ed arrivare di fronte alla Kız Kulesi, una torre leggendaria che sorge su di un’isoletta all’interno del Bosforo e che dipinge, grazie allo sfondo della penisola storica, una delle più scenografiche silhouette di Istanbul.

Poco distante da Üsküdar sorge Kuzguncuk, un quartiere abitato dalla popolazione ebraica a partire dal 1500 e che in seguito ha accolto anche la popolazione greca e armena. Kuzguncuk è uno dei nostri quartieri preferiti in assoluto, si tratta in pratica di una valle lunga e stretta, con i due lati che scendono a picco sul Bosforo. La serenità che infondono le sue antiche case in legno fra il verde dei platani lo rende speciale.

E’ solo qui che si possono vedere una moschea al fianco di una chiesa armena, ed una sinagoga al fianco di una chiesa ortodossa. Non è esagerato prendere questo piccolo quartiere come simbolo della tolleranza e dell’armonia presenti in passato nell’Istanbul ottomana. Kuzguncuk conserva ancora intatta l’atmosfera da villaggio di pescatori, un luogo dell’anima che ha ispirato e che continua ad ispirare artisti, poeti, registi, architetti e sognatori.

Sono tanti i suoi punti di interesse, la sinagoga di Beth Yakov, la Chiesa di Ayos Panteleimon e quella di San Gregorio Armeno, senza dimenticare lo splendido parco di Fethi Paşa che regala affascinanti scorci sul Bosforo.

L’ultimo quartiere che tocca il nostro itinerario asiatico è Kadıköy, l’antica e famosa Calcedonia, fondata addirittura 20 anni prima di Bisanzio da coloni greci provenienti da Megara. La storia antichissima di Kadıköy rimane sullo sfondo di quello che ormai è a tutti gli effetti uno dei quartieri più moderni e vivaci di Istanbul.

A partire dall’800 quella che in epoca ottomana era solo una zona residenziale per nobili benestanti si trasforma, grazie alla costruzione della stazione dei treni di Haydarpaşa, in un quartiere estremamente variegato sia dal punto di vista etnico che sociale. All’inizio del ‘900 la popolazione del quartiere era composta da ebrei, greci, armeni, albanesi, bulgari, persiani, italiani, tedeschi e francesi. E’ proprio in questo quartiere che a Istanbul nascono i primi “appartamenti” in senso moderno di pietra e marmo.

Una passeggiata per il sobborgo di Yeldeğirmeni ci riporta quindi alla mente un periodo non lontano in cui ingegneri tedeschi e scalpellini italiani lavoravano insieme, entrambi da immigrati, nella Istanbul cosmopolita di inizio ‘900.

Kadıköy è un quartiere moderno, molto esteso e densamente popolato (più di mezzo milione di abitanti), con una grande varietà di atmosfere e stili architettonici. Un giro più articolato porterebbe fino a Bağdat Caddesi, un viale di 14 chilometri che costeggia il Mar di Marmara, costellato di centri commerciali e negozi dei più famosi brand internazionali. Sostituendo i platani con le palme sembrerebbe di stare a Los Angeles.

Ma è nel centro di Kadıköy che consigliamo ai viaggiatori di passare qualche piacevole ora, il mercato centrale è uno dei più interessanti e pittoreschi della città, è un luogo molto adatto per un mini-tour gastronomico. Fra i moltissimi chioschi sono innumerevoli le specialità da provare e che i negozianti fanno assaggiare col sorriso sulle labbra, sia per gli amanti del salato che del dolce, infatti è qui che si trovano alcune fra le pasticcerie più storiche e famose.

Un visita di Istanbul senza recarsi sul lato asiatico lascerebbe sicuramente un senso di incompiutezza, ma ancora più deludente sarebbe visitare il lato asiatico con delle aspettative ingannevoli. Speriamo che questo articolo possa fornire un’immagine più chiara di una zona della città così importante ma troppo spesso trascurata dalle guide cartacee.

Se siete interessati a fare con noi una visita guidata di questi quartieri vi preghiamo di contattarci via mail o di lasciare un commento qui sotto.


Il nuovo Aeroporto di Istanbul: come arrivare in centro

Il nuovo aeroporto di Istanbul è stato inaugurato il 29 ottobre 2018 con una cerimonia di apertura, ed è parzialmente operativo dall’1 novembre, giorno in cui sono iniziati i primi voli interni ed alcuni internazionali. Il nome ufficiale è semplicemente “Aeroporto di Istanbul” (Codice IATA: IST), anche se viene più comunemente chiamato il “Nuovo aeroporto di Istanbul” oppure il “Terzo aeroporto”.

Ricordiamo infatti che ad Istanbul ci sono altri due aeroporti: lo storico aeroporto Atatürk (Codice IATA: ISL) che a partire dal 6 aprile 2019 è diventato aeroporto per solo voli cargo e per voli privati e l’aeroporto Sabiha Gökçen (Codice IATA: SAW) che rimane regolarmente in funzione.

Le fasi che hanno portato all’apertura del Nuovo Aeroporto

– Il 21 dicembre 2018 la direzione del nuovo aeroporto conferma che il trasloco avverrà dall’1 gennaio 2019, incontrando però molte resistenze da parte dei vertici di Turkish Airlines.

– Il 28 dicembre viene confermato che il trasloco avverrà il 3 marzo 2019.

– L’8 febbraio il trasloco viene ancora posticipato a data da destinarsi.

– il 26 febbraio viene ufficialmente comunicato che il trasloco avrà luogo in 48 ore dal 5 al 6 aprile 2019

– L’11 marzo arriva finalmente comunicazione ufficiale anche da parte di Turkish Airlines: Dal giorno 6 aprile 2019 alle ore 14.00 locali tutti i voli della compagnia di bandiera programmati inizialmente su Atatürk saranno spostati al Nuovo Aeroporto.

L’aeroporto più grande del mondo

In ogni caso ci troveremo di fronte a quello che è stato definito “il più grande trasloco di sempre“, più di 2000 veicoli saranno impegnati per trasportare a tempo di record tutte le attrezzature da un aeroporto all’altro. In due giorni quindi tutte le operazioni di volo avranno come base il nuovo aeroporto ed il vecchio aeroporto Atatürk cesserà di funzionare (anche se non è ancora certo), per venire successivamente dismesso.

Il nuovo aeroporto di Istanbul è stato costruito in un tempo record di 5 anni e sarà il più grande aeroporto del mondo, con una capacità annuale di 150 milioni di passeggeri (ampliabile fino a 200 milioni in futuro). Istanbul punta quindi a diventare l’hub più importante del mondo, lo scalo per eccellenza non solo per i voli dall’Europa all’Asia ma anche verso L’Africa ed il Sud America.

COME ARRIVARE DAL NUOVO AEROPORTO AL CENTRO DI ISTANBUL (SULTANAHMET O TAKSIM)

L’aeroporto si trova a Nord di Istanbul, nei pressi del Mar Nero sul lato europeo della città. E’ piuttosto lontano dal centro (circa 50 chilometri), in futuro sarà collegato alla città con due linee di metro ma le linee entreranno in funzione probabilmente alla fine del 2020.

Per il momento quindi non c’è nessuna metropolitana ed i collegamenti con il centro saranno solo su gomma.

La municipalità ha previsto l’impiego di 150 autobus di linea che saranno attivi tutti i giorni, 24 ore su 24, suddivisi in 20 linee per 64 diverse fermate. La compagnia creata dalla municipalità che svolge il servizio shuttle si chiama Havaist ed a questo link potete trovare gli orari e l’elenco di tutte le tratte.

La linea di sicura utilità per i turisti diretti in centro storico è la linea IST-20 diretta a Sultanahmet, con partenze ogni 30 minuti e tariffa di 25 lire turche (circa 3 euro). La fermata principale (capolinea) è proprio in Piazza a Sultanahmet, fra Santa Sofia e la Moschea Blu. La stessa linea fa anche una fermata importante a Eminönü, consigliata per le persone che alloggiano in zona Sirkeci. Il tempo di percorrenza indicativo è di 110 minuti. Attenzione: a causa del covid-19 e dell’assenza di turismo questa linea è momentaneamente sospesa.

Per i turisti diretti a Beyoğlu invece è ovviamente consigliata la linea HVIST-14 diretta a Piazza Taksim, con partenze ogni 15 minuti e tariffa sempre di 25 lire. Il tempo di percorrenza indicativo è di 95 minuti.

Altre linee che potrebbero essere di utilità per i turisti sono: HVIST-5 diretta all’Otogar (stazione dei bus),  HVIST-9 diretta a Kadıköy, HVIST-10 diretta all’aeroporto Sabiha Gökçen.

I tempi di percorrenza sono indicativi, considerate le distanze, il traffico e le varie fermate, i tempi possono essere anche più lunghi.

Per ciò che abbiamo visionato, la segnaletica all’interno dell’aeroporto è molto chiara ed il personale è pronto ad indicare la direzione e la destinazione degli shuttle. Gli autobus partono dal piano inferiore rispetto a quello del ritiro bagagli quindi bisogna seguire le indicazioni e scendere di un livello.

Gli shuttle che partono dall’aeroporto non sono pagabili in contanti, nè in euro nè in lire turche, mentre invece questa possibilità esiste per gli shuttle che dalla città si recano all’aeroporto. Inizialmente si era deciso di adottare il pagamento tramite Istanbul Kart ma in seguito questa possibilità è stata rimossa. I metodi di pagamento per chi arriva in aeroporto sono essenzialmente tre:

– Si può pagare direttamente con carta di credito prima di salire sul bus.
– Si può fare il biglietto presso i chioschi che si trovano davanti alle partenze dei bus.
– Si può utilizzare l’application online Havaist che si trova su Google play o su App Store e caricare in anticipo il credito necessario così da poter mostrare il QR Code prima di salire sul bus per effettuare il pagamento.

Importante: una volta arrivati in centro e scesi dagli autobus, se avete intenzione di prendere un taxi per spostarvi dalla fermata all’hotel, ci raccomandiamo di leggere bene questo nostro articolo, poiché i taxi alle fermate degli shuttle sono quelli che truffano di più in assoluto.

Se per comodità volete prenotare in anticipo un transfer privato fino all’hotel, possiamo fornire questo servizio. E’ una soluzione consigliata se non volete usare i mezzi pubblici e soprattutto se siete un gruppo numeroso (da 6 persone in su). Possiamo noleggiare anche autobus di grandi dimensioni fino a 50 posti. Se siete interessati potete contattarci via mail o lasciare un commento qui sotto.

Se questo articolo vi è stato utile vi chiediamo un piccolo favore: dopo l’apertura del 6 aprile raccontateci la vostra esperienza riguardo il nuovo aeroporto nei commenti qui sotto: cosa funziona e cosa non funziona, se avete trovato caos oppure no, se i tempi di percorrenza sono stati rispettati. Sarà molto importante per tutte le persone che dovranno viaggiare nelle prossime settimane

Sulla nostra Guida di Istanbul trovate tutti i consigli utili per organizzare un viaggio a Istanbul. Date un’occhiata anche alla sezione visite guidate, abbiamo già portato a spasso per Istanbul migliaia di italiani! 🙂