Il Mare a Istanbul

Se siete interessati ad avere informazioni sul mare in Turchia, vi consigliamo di leggere questo nostro articolo: Il Mare in Turchia.

Qui sotto parliamo invece del mare a Istanbul.

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Sono molti i turisti in visita a Istanbul che, in coincidenza con la stagione estiva, pensano di poter unire al soggiorno in città anche qualche giornata in spiaggia. D’altra parte Istanbul è una città di mare, anzi è affacciata su due mari, quindi qualche bella spiaggia nelle vicinanze dovrà pur esserci…

E invece no. Spiace deludere chi alla ricerca di questa informazione, ma la realtà è che purtroppo nelle vicinanze di Istanbul non c’è praticamente nessuna località marittima da consigliare. Sia il Mar di Marmara che il Mar Nero per vari motivi non sono propriamente balneabili.

Il Mar di Marmara è un mare chiuso fra due stretti, circondato dalla regione a più alta densità di popolazione e di industrie di tutta la Turchia, attraversato da un continuo e frenetico traffico marittimo. Il suo stato di salute risente in maniera inevitabile di tutto ciò, il livello di inquinamento negli ultimi anni ha raggiunto livelli preoccupanti.

Il Mar Nero è un mare con caratteristiche molto particolari, sia climatiche (un mare freddo, spesso sferzato da forti venti data l’esposizione a nord), sia biologiche (l’afflusso di grandi quantità di acqua dolce lo rende meno salino e più ricco di nutrienti che favoriscono lo sviluppo di flora e fauna). In poche parole e senza scendere in dettagli tecnici: è un mare quasi sempre mosso da fortissime correnti e pieno di alghe.

In realtà il vero Mare di Istanbul è il Bosforo, il lungo stretto di 25 chilometri che unisce Il Mar di Marmara ed il Mar Nero, ovviamente a causa delle fortissime correnti non è assolutamente balneabile, ma è il Bosforo a caratterizzare il panorama di Istanbul in ogni suo aspetto ed a conferirle quel fascino particolare, che così bene ad esempio si è potuto ammirare nel film di Özpetek Rosso Istanbul.

LE SPIAGGE MIGLIORI DI ISTANBUL

Con un’introduzione del genere potremmo in effetti anche risparmiarci lo sforzo di segnalare le “spiagge più belle” di Istanbul, ma qualche indicazione è giusto comunque darla per completezza e spirito di servizio, dato che in effetti a nord della città alcune spiagge ci sono e sono anche piuttosto frequentate.

Caddebostan spiaggia IstanbulCaddebostan

E’ praticamente l’unica spiaggia di tutta l’area metropolitana di Istanbul, si trova nel lato asiatico ed è costituita da una striscia sottilissima di sabbia quasi sempre sovraffollata. L’acqua in apparenza sembra anche piuttosto pulita, ma non è certamente cristallina. Si può raggiungere con i mezzi pubblici in circa tre quarti d’ora dal centro di Istanbul.

Kilyos

Nel lato europeo all’estremo nord della città. Le spiagge di Kilyos come tutte quelle sul Mar Nero sono larghe e sabbiose. Negli ultimi anni sta diventando famosa soprattutto la spiaggia privata di Suma Beach, che nelle notti di fine settimana si trasforma in club con DJ e musica dal vivo. Difficile raggiungere la zona con i mezzi pubblici, necessaria la macchina e per via del traffico ci si impiega sempre circa un’ora e mezza.

Şile

Sul lato asiatico di Istanbul sempre all’estremo nord, una lunga distesa di quasi 10 km, ricorda le spiagge oceaniche come tutte quelle del Mar Nero, per via dei venti e della forza del mare. Lo ripetiamo, state attenti alle correnti, fare il bagno è piuttosto pericoloso. Si raggiunge solo in macchina in circa 2 ore dal centro di Istanbul.

Isole dei Principi

Se soggiornate a Istanbul in estate per 6-7 giorni, potreste sicuramente pensare di effettuare un’escursione alle Isole dei Principi, che si trovano nel Mar di Marmara e sono molto vicine a Istanbul. Bellissime a livello paesaggistico e molto interessanti a livello storico, per rilassarsi sono ottime, (non ci sono macchine, solo cavalli e biciclette). C’è anche qualche minuscola spiaggetta, ma il mare come detto non è consigliabile per bagnarsi.

Per concludere, se si vuole unire un po’ di mare ad un soggiorno a Istanbul, bisognerà avere qualche giorno in più a disposizione e prevedere di spostarsi sul Mar Egeo o sul Mar Mediterraneo, dato che le spiagge più belle della Turchia si trovano lì, e purtroppo sono piuttosto distanti da Istanbul.

L’Egeo più vicino si raggiunge in circa 4 ore di macchina, altrimenti con un volo interno di circa un’ora sarà semplice spostarsi verso Izmir, Bodrum o Antalya e da lì effettuare una vera vacanza di mare. Maggiori informazioni sul mare in Turchia le trovate su questo nostro articolo.


Turismo in Turchia: la situazione nel 2022

Sono passati dodici anni da quando abbiamo aperto Scoprire Istanbul, e proprio dieci anni fa scrivevamo questo articolo che intercettava e descriveva la fase di maggiore crescita del turismo in Turchia.

Una crescita cominciata agli inizi degli anni 2000, continuata ininterrotta per quindici anni. La Turchia era diventata una delle prime sei destinazioni mondiali, ed Istanbul, capitale europea della cultura nel 2010, era il suo fiore all’occhiello. Dai 12 milioni di visitatori annuali del 2002 si era arrivati ai 41 milioni del 2014. L’Italia con i suoi 48 milioni era ormai nel mirino ed il sorpasso era vicino.

LA CRISI DEL 2016 E 2017

Poi, improvviso, il crollo. Nella seconda metà del 2015 si scorgono le prime avvisaglie di una crisi che diventa profondissima nel 2016, annus horribilis a tutti gli effetti per la Turchia, fra terrorismo e tentativo di colpo di Stato. In un solo colpo gli arrivi annuali sono scesi a 25 milioni, tornando ai livelli del 2008.

L’ultimo attentato ad Istanbul risale alla notte del 31 dicembre 2016. Negli anni dal 2017 al 2020 in Turchia non si è verificato nessun episodio di terrorismo, anni che invece hanno funestato con attacchi continui molte altre città in Europa, da Londra a Manchester, da Parigi a Barcellona fino a New York, episodi addirittura anche in Finlandia ed Australia.

A seguito di questa lunga fase di calma, si è verificato il ritorno in massa in Turchia dei turisti russi, il forte aumento dei turisti arabi e l’inizio di un’invasione da parte dei turisti cinesi. Analizzando i dati in maniera non superficiale si notava però che il calo dei turisti europei (-35% nel 2016) si era ulteriormente aggravato nel 2017. In particolare l’afflusso degli italiani, già calati nel 2016 del 60%, ha continuato a ridursi nel 2017 di un ulteriore 13%.

La Turchia era uscita completamente dai radar turistici degli italiani. Le crociere hanno smesso di arrivare, la destinazione è stata addirittura tolta dai cataloghi di viaggio dei tour operator. Un vero peccato, sotto tutti i punti di vista.

Oltre alla crisi che ha colpito Istanbul, con decine di hotel costretti a cessare le attività, ristoranti in fallimento, storiche agenzie che hanno chiuso i battenti, anche le splendide località balneari dell’Egeo che erano in rampa di lancio hanno dovuto far fronte ad un drastico calo, per non parlare della meravigliosa Cappadocia, che noi visitiamo ogni primavera e che nel 2017 abbiamo trovato dolorosamente deserta.

Un peccato, dicevamo, per tutti gli operatori turchi, ma anche per gli stessi turisti, che spinti dalla paura si negano la possibilità di visitare e godere le bellezze di Istanbul e della Turchia.

A tutto questo bisogna aggiungere la fortissima svalutazione della lira turca: nel 2014 un euro valeva 2,8 lire, oggi nel 2022 un euro vale 15 lire. Ciò significa che si può tranquillamente pranzare in locanda con 2-3 euro, e per una cena senza alcolici sarà difficile superare gli 8 euro. Anche lo shopping è sempre più conveniente.

Per due anni ci siamo augurati che il turismo potesse ritornare sui livelli del passato, abbiamo resistito con fatica. Per chi come noi qui in Turchia ci vive e ci lavora, era sicuramente frustrante notare ad esempio che il Regno Unito, colpito da numerosi episodi di terrorismo negli ultimi tempi, non abbia risentito minimamente dei problemi relativi alla sicurezza ed anzi grazie alla svalutazione della Sterlina fosse in pieno boom turistico.

E’ evidente quindi che la percezione del rischio sia sempre del tutto arbitraria.

D’altra parte la vita a Istanbul ha proceduto sempre nella normalità, venivano organizzati decine di eventi, conferenze, festival culturali, concerti con artisti internazionali (negli ultimi anni fra i tanti hanno fatto concerti Nina Zilli, i Massive Attack, Shakira e Jennifer Lopez), eventi sportivi del massimo livello (come le finali di Eurolega e gli Europei di Basket).

Noi abbiamo sempre continuato non solo a vivere Istanbul ma anche a farla vivere a tutti i turisti italiani che richiedono le nostre visite guidate.

LA RIPRESA DEL 2018 e del 2019

Durante la primavera e durante l’estate 2018 c’è stato un buon afflusso di turisti da tutta Europa e anche dall’Italia (un aumento di circa il 40%). Un afflusso continuato per tutto l’autunno con un picco raggiunto per il ponte del primo novembre e per le festività natalizie. Nel 2018 sono stati ben 39 milioni i turisti stranieri che hanno visitato la Turchia, tornata al sesto posto come destinazione mondiale alle spalle dell’Italia.

La situazione nel 2019 è continuata a migliorare e c’è stato il ritorno in massa dei turisti italiani. La Turchia è sempre stata una destinazione amata dagli italiani e non averla frequentata per 2 anni ha sicuramente pesato, c’era molta voglia di tornare. Secondo il report annuale di Euromonitor, Istanbul nel 2019 è stata visitata da 15 milioni di persone (al nono posto mondiale, più di New York, Roma e Tokyo).

L’intervento militare turco in Siria avvenuto ad ottobre 2019 ha contribuito a spaventare come al solito solo i turisti italiani, complice un livello di informazione deficitario. La Siria si trova a 2000 km da Istanbul (in linea d’aria Istanbul è più vicina a Bari) e in Siria la guerra purtroppo c’è da 10 anni ormai, anche se in molti se ne sono dimenticati. Inoltre la Turchia aveva già condotto negli ultimi 3 anni decine di operazioni militari all’interno del territorio Siriano, ma c’è stata poca risonanza mediatica. Quindi come di solito avviene, ci si preoccupa solo se si sente parlare di qualcosa in maniera superficiale e senza alcun tipo di approfondimento. La preoccupazione da parte dei turisti era quindi del tutto immotivata, le operazioni militari peraltro si sono concluse nel breve giro di 10 giorni, ma come spesso accade poi i tg ed i giornali non parlano più dell’argomento, lasciando un vuoto informativo che alimenta dubbi e paure infondate.

L’arrivo del Covid-19 nel 2020

Il trend degli afflussi turistici in Turchia era previsto in costante aumento, nel 2020 dopo un’assenza di 4 anni era previsto finalmente anche il ritorno delle crociere Costa ed Msc.

Ma a tarpare le ali al turismo in Turchia questa volta ci ha pensato l’avvento del Coronavirus, emergenza globale che praticamente ha fermato il mondo per 2 anni e che ha vietato agli italiani di effettuare viaggi per turismo al di fuori della comunità europea per un periodo di tempo lunghissimo.

Previsioni per il 2022

In realtà, dopo tutto quello che è successo negli ultimi anni, è meglio non fare previsioni. Non appena la pandemia sembra finalmente sotto controllo e si aprono spiragli per la riapertura dei viaggi, la Russia attacca l’Ucraina e ricominciano le paure ed i timori per i viaggiatori.

Già cominciano ad arrivarci le prime mail di persone che pensano di cancellare il viaggio poichè preoccupate per il conflitto. Tutte cose che abbiamo già visto con la guerra in Siria ed a cui facciamo sempre fatica ad abituarci.

Quali sono stati i rischi in Turchia ai tempi della guerra in Siria? Nessuno. Quali sono i rischi attualmente in Turchia a seguito del conflitto in Ucraina? Nessuno, ma sembra un’impresa impossibile convincere le persone del contrario.

Ci proviamo sommessamente facendo notare che ad esempio in Libia c’è una guerra che va avanti da molti anni ormai, la Libia dista solo 450 km in linea d’aria dalle coste siciliane, mentre la Turchia dista 600 km dalle coste Ucraine, ma nessun italiano probabilmente ha mai pensato di non andare in vacanza in Sicilia perchè pensava che la situazione non fosse tranquilla. Purtroppo la triste verità è che nel mondo ci sono tante guerre dimenticate, e ciò che accade in Libia ci appare lontanissimo solo perchè non lo vediamo in tv.

Aggiungiamo anche che Istanbul dista da Kiev circa 1000 km che è più o meno la stessa distanza che separa Trieste dalla capitale ucraina. A volte basta guardare bene una cartina per evitare di farsi offuscare gli occhi da panico immotivato. Se la situazione dovesse davvero degenerare e Putin decidesse di scatenare una guerra nucleare, saremmo tutti nella stessa barca e di sicuro neanche in Italia si starebbe al sicuro, ma per il momento stiamo parlando di fantapolitica.

Noi comunque non ci siamo mai scoraggiati e non lo faremo certo adesso, siamo sempre qui a fornire servizi di visite guidate a Istanbul per tutte le persone interessate ed a partire dal 2019 siamo attivi anche in Cappadocia.

A seguito della svalutazione della lira turca facciamo inoltre notare che per un turista straniero è davvero molto conveniente fare le vacanze in Turchia. Sul nostro blog trovate anche una guida completa ed una pagina relativa a tutte le località di mare in Turchia.

Chi fosse interessato ad un viaggio in Turchia per il 2022 può contattarci via mail, oltre ai nostri servizi in loco possiamo fornire assistenza e consigli per l’organizzazione di qualsiasi tipo di itinerario.


Rosso Istanbul di Ferzan Özpetek, il film e il libro

“Dopo Istanbul ho amato molti mari. […] Ma il mare che porto dentro, come un sasso levigato dall’acqua e raccolto sulla riva, è quello della mia adolescenza. E’ il Mar di Marmara. Uscivo di casa, con l’asciugamano al collo, attraversavo il giardino e andavo al mare a piedi. C’era una piccola baia dove potevamo noleggiare le barche a remi. C’erano i quattro ragazzi che affittavano le barche: il venditore di köfte, le polpette di carne. E c’era lui, Yusuf”.

Un ritorno che si fa ricordo. Il regista, protagonista di queste pagine, viaggia verso la sua Istanbul, per ritrovare in essa le suggestioni di un tempo. Una città che non rinuncia ad essere la Città, dove i destini si intrecciano e il rosso è più di un colore. Ferzan Ozpetek ci racconta dei luoghi della sua infanzia e di una madre che ripensa “bellissima e malinconica. […] con i suoi segreti e le sue lacrime” e che si presenta ora con il suo “sguardo troppo lontano, il passo incerto, le mani deboli e fragili, e quello smalto scarlatto”.

I ricordi si modificano come i luoghi e le persone, ma i colori rimangono vivi e si fanno riconoscere, come il rosso e il blu di certi tramonti sul Bosforo o come il rosso intenso e vivo del succo di melograno. Ritornare è ripercorrere le strade di un tempo e respirare la malinconia dell’assenza; è rivivere le emozioni di un passato ancora presente attraverso le immagini sbiadite della memoria.

Così il protagonista (il Lui di queste pagine) descrive le donne della sua infanzia, la distanza del padre, l’amore per Yusuf e la casa, nel quartiere Kalamış, con le sue stanze che oggi ripercorre, buie e vuote, con una dolce amarezza. Un viaggio tutto interiore per rimettere insieme frammenti di emozioni ancora vive e per dare alle cose il loro giusto significato.

“Amore. Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. O forse, più semplicemente, quello che ho imparato e imparo sull’amore è quello che racconto nei miei film, in tutti i miei film. E cioè che non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più”.

Un viaggio nei ricordi

Ozpetek ci spiega come in quei ricordi si annidi il germe della sua ispirazione poetica: il traghetto per Karaköy, il vecchio cinematografo Emek, con le sue poltroncine di velluto rosso; i dolci della pasticceria Baylan a Kadıköy; il glicine viola nella villa dei vicini, le kofte speziate preparate secondo la ricetta segreta dei genitori e la stazione di Haydarpaşa, sul mar di Marmara, da cui un tempo partivano i treni per “un Oriente vicinissimo”.

La Istanbul che il regista ritrova è anche quella dei giorni di Gezi park, quelli della rivoluzione di un popolo di manifestanti scesi in piazza per difendere la propria libertà.

“E poi è rosso, rosso ovunque, per tutti i giorni che seguono, freneticamente. Al ritmo delle pentole che le donne anziane con il velo battono alle finestre per dire che sì, anche loro sono d’accordo, stanno dalla parte dei manifestanti. E’ rosso per i garofani scarlatti che i manifestanti portano per strada, che offrono ai militari: segno di pace, di rivoluzione, di resistenza”.

Così racconta l’altra protagonista del libro, Anna (la Lei di queste pagine). Un viaggio, il suo, che improvvisamente prenderà una direzione e un significato tutti nuovi, alla scoperta di una città che non ha paura di esistere. Travolta dagli eventi dei giorni della protesta, la donna in fuga incrocerà la strada del regista per ritrovare con lui il senso delle parole.

“E’ facile scomparire e far finta di non esserci, sedersi per terra in un angolo, sui gradini della terrazza, dimenticare vassoio, bicchieri, invitati, pensare solo al profumo dei tigli, alla luna sul Bosforo.”

Istanbul è la protagonista

La Istanbul di queste pagine ha l’intensità della voce di chi la conosce e l’ha vissuta davvero, di chi sa guardarla con lo sguardo di un tempo, di chi si sente turco anche a migliaia di chilometri di distanza e di chi assiste fiero al coraggio di una ferma resistenza alle forzature di un’orribile globalizzazione.

E’ la Istanbul “di chi sta cercando di distruggere parchi e vecchie ville per far posto a hotel di lusso e shopping center; della paura diffusa fra la gente di un’islamizzazione sorda e autoritaria; della voglia degli studenti di resistere, della loro protesta, anche solo attraverso un graffito colorato dipinto sui muri”.

Rosso Istanbul ci parla di una città che nella sua straordinaria ecletticità e modernità sa proteggere le tradizioni e il significato delle cose. E’ un omaggio al viaggio, ai ricordi, alle partenze e ai non ritorni, alla nostalgia del passato che non se n’è mai andato.

Le parole di Ferzan Ozpetek scivolano in un flusso narrativo che procede sapientemente attraverso luoghi familiari. Un romanzo breve che ha tutto il sapore di una dichiarazione d’amore. Tra realtà e finzione il regista de Le fate ignoranti e di Saturno contro – solo per citarne alcuni – ci conduce per mano tra le vie di Istanbul, svelandoci i segreti di una città che, a distanza di anni, continua ancora a stupirlo.

Il film

Il film di tutti coloro che hanno vissuto questa città e che nonostante tutto continuano a tenerla viva.”

Così Ferzan Ozpetek definisce la sua ultima pellicola e mai descrizione avrebbe potuto toccarci più da vicino.

Rosso Istanbul uscirà nelle sale italiane il 2 marzo 2017 ed è ispirato all’omonimo romanzo parzialmente autobiografico di Ferzan Ozpetek, che torna a girare nella sua città natale dopo esattamente 20 anni e dopo molti successi raccolti in Italia.

Il film a livello narrativo si discosta dal romanzo in modo da rendere la trama più efficace dal punto di vista cinematografico, ma rimangono i temi centrali: il ritorno a casa, il viaggio emotivo, la nostalgia. Ed ovviamente Istanbul, che come lascia intendere il titolo, è la protagonista principale.

Non solo i colori e le atmosfere di questa città, che peraltro a dispetto del rosso che la identifica possono diventare spesso cupe, ma perfino i suoni ed i rumori di Istanbul, tanto che il regista ha volutamente limitato le musiche all’interno del film per dare risalto alla multiforme colonna sonora prodotta dalla città stessa.

Una pellicola quindi imperdibile per gli amanti di Istanbul, la cui visione ci auguriamo possa risvegliare l’interesse che gli italiani hanno sempre avuto nei suoı confronti.


Nonostante tutto

Istanbul Balat Neve

Si è appena concluso un anno decisamente brutto e difficile. Per noi, per Istanbul e per la Turchia in generale.

Il 2017 purtroppo non è iniziato nel migliore dei modi.

Come avete notato la nostra attività sul blog è ferma da parecchio tempo. E’ da molti mesi che non pubblichiamo nessun nuovo articolo.

La sequenza di tragici eventi ci ha provocato una specie di blocco psicologico, costringendoci a farci delle domande sul nostro lavoro e sulla nostra funzione.

Ogni volta che eravamo sul punto di ricominciare a scrivere, un nuovo fatto doloroso colpiva il Paese e di riflesso colpiva noi, relegandoci nuovamente al silenzio.

Il timore di venire fraintesi alimentava i nostri dubbi.

Pubblicare un nuovo articolo sui migliori ristoranti che abbiamo provato negli ultimi mesi significa negare quanto di terribile sta accadendo? Parlare dello splendore di alcuni quartieri significa invogliare i turisti a visitare una città poco sicura?

Chi lavora nel settore turistico come noi quest’anno ha subìto più di ogni altro le conseguenze della situazione legata al terrorismo. Qualsiasi cosa scritta da un esponente del settore viene ritenuta poco credibile, atta a minimizzare le circostanze per interessi personali.

La credibilità è stata negli anni il nostro maggiore punto di forza. La sola eventualità che potesse essere messa in dubbio ci ha portati ad un silenzio autoimposto.

Ma adesso ci siamo stancati di stare zitti.

Ricominceremo a scrivere di questa città perché è quello che sappiamo fare. Perché prima di diventare il nostro lavoro è stata la nostra passione. Perché nonostante tutto la città continua a vivere e noi viviamo con lei. Perché qui vivono 16 milioni di persone, vivono i nostri amici, e fra le altre vive anche una bellissima comunità di circa tremila italiani. Perché anche se schiacciata dal dolore questa città conserva ancora la sua bellezza unica. Ed è questa bellezza che ci tiene attaccati a lei.

A cosa servirà?

Servirà soprattutto a noi, per ritrovare il nostro equilibrio.

Servirà a voi, prima o poi, perché in ogni caso qui non c’è la guerra e non è vietato venire. E comunque tutto questo, un giorno vicino o lontano, finirà.

Servirà, ci auguriamo, a farci sentire la vostra solidarietà e la vostra vicinanza, perché adesso ne abbiamo davvero bisogno.

Abbiamo aperto questo blog 6 anni fa con la sola volontà di condividere la bellezza. Continueremo a farlo, nonostante tutto.


Istanbul è sempre qui

Istanbul panorama

Gli attentati avvenuti nei mesi scorsi a Istanbul, come era logico aspettarsi, hanno inflitto un pesante colpo al settore turistico.

Abbiamo ricevuto molte mail di persone che avevano programmato vacanze in Turchia e manifestavano indecisioni, timori, paure. La maggior parte ha cancellato direttamente il viaggio.

Noi, in una situazione come questa, non siamo nella condizione di dare consigli, perché si tratta esclusivamente di sensazioni personali, la paura d’altra parte è un sentimento soggettivo.

Non bisogna dimenticare infatti che l’obiettivo del terrorismo, come dice la parola stessa, consiste nel diffondere il terrore. Lo scopo non è sicuramente quello di fare più danni possibili in termini di vittime, ma è di creare panico ed insicurezza colpendo luoghi sensibili e simbolici.

I due episodi di gennaio e di marzo hanno colpito in entrambi i casi due luoghi centralissimi della città ed hanno avuto perciò un impatto emotivo molto forte. Lo scopo è quindi stato raggiunto.

Dal momento in cui siamo tutti costretti a convivere con questa situazione di insicurezza generalizzata, può essere utile staccarsi dalla dimensione emozionale e provare a concentrarsi su aspetti più razionali. In questo caso le statistiche ci danno una mano.

Nei due episodi terroristici hanno perso la vita 15 persone, a seguito di questi episodi molte persone hanno cominciato ad evitare di prendere i mezzi pubblici (anche se i due attentati non sono avvenuti sui mezzi pubblici). Conosco molte persone che non prendono più la metro per recarsi al lavoro ma utilizzano la macchina. Ad Istanbul ogni anno si verificano circa 40mila incidenti stradali nei quali perdono la vita circa 250 persone, una media di 20 al mese.

Se rimaniamo legati agli aspetti razionali ci rendiamo conto facilmente del paradosso.

Ma non è per niente facile rimanere razionali, ed è proprio questa la sfida che ci troviamo davanti non solo noi abitanti di Istanbul, ma anche abitanti di Parigi, di Bruxelles, e di altre città nel mirino fra cui purtroppo città italiane.

Istanbul è una città di 16 milioni di abitanti e la vita in ogni caso deve andare avanti come sempre, le strade sono affollate, i ristoranti e i bazar sono pieni, si va al festival del cinema, si va allo stadio, il Beşiktaş di Quaresma e Mario Gomez sta vincendo lo scudetto, il Vakıf Bank di Giovanni Guidetti ha vinto il campionato di pallavolo femminile, il Fenerbahçe di Gigi Datome si gioca il successo nella final four di Eurolega di basket, Ferzan Özpetek sta girando in città il suo nuovo film.

Tutto procede come prima, e se così non fosse peraltro il terrorismo avrebbe vinto.

Certo per adesso mancano i turisti, ma torneranno. Magari spinti dai prezzi dei biglietti aerei che si sono abbassati di parecchio (il volo da Bologna costa solo 25 euro con Pegasus), magari invogliati dalle offerte degli hotel in città che applicano sconti fino al 60%, o magari semplicemente per non darla vinta al terrore.

Noi, in ogni caso, siamo qui.